LO SCENARIO DELL'EVOLUZIONE
UMANA
Nei capitoli precedenti abbiamo visto che in natura
non esistono meccanismi che inducano gli esseri viventi a evolvere
e che le specie viventi non sono pervenute all'essere in seguito
a un processo evolutivo, ma sono piuttosto emerse all'improvviso
nella loro presente struttura perfetta. Ovvero, vennero create individualmente.
È ovvio, quindi, che anche l'evoluzione umana non ha mai avuto luogo.
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Un singolo osso mascellare
come fonte d'ispirazione
Il primo fossile di Ramapithecus scoperto: alcuni frammenti
di una mascella composta di due parti (a destra). Gli evoluzionisti
raffigurarono in modo azzardato il Ramapithecus, la sua famiglia
e l'ambiente in cui viveva facendo affidamento soltanto su
queste ossa mascellari. Quando ci si rese conto che questa
creatura (ogni dettaglio della quale, dalla famiglia all'ambiente
in cui viveva, era stato illustrato sulla base di un osso
mascellare) era in realtà una normale scimmia, essa fu tranquillamente
rimossa dall'immaginario albero genealogico umano. (David
Pilbeam, "Humans Lose an Early Ancestor," Science,
aprile 1982, pp. 6-7) |
Che cosa propongono allora gli evoluzionisti a
fondamento della loro storia?
Il fondamento è costituito dall'esistenza di una moltitudine
di fossili sui quali sono state costruite interpretazioni immaginarie.
Nel corso del tempo sono vissute più di 6000
specie di scimmie, in maggioranza estinte. Oggi, solo 120
specie di scimmie sono presenti sulla Terra. Queste circa 6000 specie
rappresentano una ricca risorsa per gli evoluzionisti.
Essi hanno descritto lo scenario dell'evoluzione umana
sistemando una parte dei crani che rispondevano al loro proposito
in un ordine di grandezza, dal più grande al più piccolo, e inframettendovi
i crani di razze umane estinte. Secondo questa prospettiva, gli
uomini e le scimmie moderne avrebbero antenati in comune. Queste
creature si sarebbero evolute nel tempo; alcune di esse sarebbero
divenute le scimmie di oggi, le altre, che avrebbero seguito una
diversa branca dell'evoluzione, si sarebbero trasformate negli uomini
attuali.
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Nelle due illustrazioni
a sinistra è possibile vedere l’A. afarensis. L’immagine che
segue rappresenta A. boisei. Queste congetture sono del tutto
immaginarie. Le Australopitecine sono in effetti delle specie
estinte di scimmia. |
Tutte le scoperte paleontologiche, anatomiche e biologiche,
hanno, nondimeno, dimostrato che queste asserzioni sono fittizie
e infondate come tutte le altre. Nessuna prova chiara e convincente
è stata avanzata per verificare se esista una relazione tra l'uomo
e la scimmia, a eccezione di frodi, distorsioni, disegni e commenti
fuorvianti.
I fossili dimostrano che, nel corso del tempo, gli
uomini sono sempre stati uomini, così come le scimmie sono sempre
state scimmie. Alcuni dei fossili che gli evoluzionisti ritengono
i progenitori dell'uomo, appartengono a razze umane vissute all'incirca
10.000 anni fa, poi scomparse. Inoltre, molte comunità umane ancora
oggi viventi hanno le stesse fattezze e caratteristiche di queste
razze umane estinte, che gli evoluzionisti ritengono i nostri antenati.
Tutto ciò rappresenta una prova chiara che l'uomo non è mai passato
attraverso un processo evolutivo in alcun periodo storico.
Ma la cosa più importante è che vi sono numerose differenze
anatomiche tra l'uomo e la scimmia, e nessuna di queste avrebbe
potuto giungere all'esistenza attraverso un processo evolutivo.
Il fatto di essere bipedi è una di
queste. Tale elemento, di cui si parlerà più avanti, è peculiare
soltanto dell'uomo ed è uno dei tratti distintivi più importanti.
L'immaginario albero genealogico dell'uomo
I darwinisti affermano che gli uomini si siano evoluti da una sorta
di creature simili alle scimmie. Nel corso di questo ipotetico processo
evolutivo, che si suppone abbia avuto inizio quattro o cinque milioni
di anni fa, si sostiene che siano esistite alcune "forme di
transizione" intermedie tra l'uomo moderno e i suoi progenitori.
Secondo questa prospettiva del tutto immaginaria, vengono elencate
le seguenti quattro "categorie" di base:
1. australopitecine (una qualunque delle varie forme del genus
Australopithecus)
2. Homo habilis
3. Homo erectus
4. Homo sapiens
Gli evoluzionisti designano il genere cui i presunti antenati degli
uomini appartenevano, "Australopithecus", che
significa "scimmia meridionale". L'Australopithecus,
nient'altro che un'antico tipo di scimmia estinto, presenta varie
tipologie, tra cui alcune di complessione più grande e robusta,
altre di struttura più piccola e gracile.
Gli evoluzionisti classificano la fase successiva dell'evoluzione
umana come "il genere Homo", cioè uomo. Gli esseri
viventi appartenenti a tale serie sarebbero più sviluppati dell'Australopithecus
e non molto diversi dall'uomo attuale. L’uomo attuale, ovvero la
specie Homo sapiens, si dice che si sia formato all'ultimo
stadio dell'evoluzione di questo genere Homo.
Fossili come l'uomo di Giava,
l'uomo di Pechino e
"Lucy", che talvolta compaiono sui mezzi di comunicazione,
nelle pubblicazioni e nei libri di testo evoluzionisti, sono inclusi
in uno dei quattro gruppi sopra elencati. Questi ultimi si diramano
in specie e sottospecie.
Alcune ipotetiche forme di transizione del passato, come il Ramapithecus,
sono state escluse dall'albero genealogico dell'immaginaria evoluzione
umana allorquando si è compreso che erano semplici scimmie.70
Nel delineare la catena "australopitecine
> Homo habilis > Homo erectus > Homo sapiens",
gli evoluzionisti intendono che ognuno di questi tipi sia l'antenato
di quello successivo. Le recenti scoperte dei paleoantropologi hanno
nondimeno rivelato che le australopitecine, l’Homo habilis e l’Homo
erectus sono esistiti, contemporaneamente, in diverse parti
del mondo. Inoltre, alcuni degli esseri umani, classificati come
Homo erectus, sono vissuti fino a tempi molto recenti.
In un articolo intitolato “Latest Homo erectus of Java:
Potential Contemporaneity with Homo sapiens in Southeast
Asia” (“L’ultimo Homo erectus di Giava: potenzialmente
coevo dell’Homo sapiens nell’Asia sudorientale”), la rivista
Science ha riferito che i fossili di Homo erectus trovati
a Giava avevano “un’eta media di 27 ± 2 a 53.3 ± 4 mila anni” e
questo “fa sorgere la possibilità che H. erectus si sia
sovrapposto nel tempo con gli esseri umani anatomicamente moderni
(H. sapiens) nell’Asia sudorientale”. 71
Inoltre, l'Homo sapiens neandarthalensis e l'Homo
sapiens sapiens (l'uomo moderno) sono chiaramente coesistiti.
Questi fatti rivelano chiaramente la mancanza di validità dell'asserzione
che gli uni siano i progenitori degli altri.
In realtà, tutte le scoperte e le ricerche scientifiche hanno dimostrato
che i fossili non suggeriscono alcun processo evolutivo secondo
quanto sostenuto dagli evoluzionisti. I fossili che gli evoluzionisti
sostengono sarebbero gli antenati degli umani appartengono di fatto
o a diverse razze umane o a specie di scimmie.
Quali fossili, allora, sono umani e quali scimmie? È possibile
che ciascuno di essi sia considerato una forma transizionale? Per
rispondere a queste domande, sarà necessario esaminare ogni singola
categoria.
Australopithecus: una specie di scimmia
La prima categoria, il genere Australopithecus, significa
"scimmia del sud". Si presume che sia apparso per la prima
volta in Africa quattro milioni di anni fa, ove visse fino a 1 milione
di anni fa. Vi sono diverse specie tra le australopitecine. Gli
evoluzionisti credono che la più antica specie di Australopithecus
sia l'A. afarensis. Seguono quindi l'A. africanus e l'A.
robustus, le cui ossa sono relativamente più grandi. Per quanto
concerne l'A. boisei, alcuni ricercatori ritengono che
sia una specie diversa, altri che sia una sottospecie del'A.
robustus.
Australopithecus afarensis:
una scimmia estinta |
Il
primo fossile scoperto in Etiopia, Hadar, che si supponeva
appartenesse alla specie Australopithecus afarensis: AL 288-1
o “Lucy”.
Per lungo tempo gli evoluzionisti si sforzarono di dimostrare
che Lucy poteva camminare in posizione eretta, ma le ultime
ricerche hanno definitivamente stabilito che questo animale
era una scimmia normale dalla postura ricurva.
Il
fossile di Australopithecus afarensis Al 333-105, che si vede
sotto, appartiene a un membro giovane di questa specie.
Ecco perché non si era ancora formata la protrusione sul
suo cranio.
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Sopra si vede il cranio
di un Australopithecus afarensis, fossile AL 444-2 e, sotto,
il cranio di una scimmia contemporanea. L'ovvia somiglianza
testimonia che l'A. aferensis era una specie di un’ordinaria
scimmia, senza alcuna caratteristica “umana”. |
Tutte le specie di Australopithecus sono scimmie estinte
che rassomigliano a quelle contemporanee. La loro capacità cranica
è pari o inferiore a quella degli attuali scimpanzè. Come questi,
hanno alcune parti, nelle estremità superiori e inferiori, disegnate
al fine di arrampicarsi sugli alberi, mentre i loro piedi sono costruiti
per far presa sui rami in modo tale da mantenersi in equilibrio.
Sono di bassa statura (al massimo 130 cm.) e, proprio come gli scimpanzè
di oggi, il maschio è più robusto della femmina. Molte altre caratteristiche,
quali alcune particolarità nei loro crani, la vicinanza degli occhi,
i molari acuminati, la struttura mandibolare, le braccia lunghe,
le gambe corte, testimoniano che queste creature non erano diversi
dalle scimmie attuali.
Eppure gli evoluzionisti affermano che, sebbene le australopitecine
abbiano l'anatomia di una scimmia, camminavano
tuttavia eretti come gli umani, al contrario delle scimmie.
Tale posizione è stata sostenuta
per decenni da paleontropologi come Richard Leakey e Donald C. Johanson.
Nondimeno, una gran quantità di ricerche sulla struttura scheletrica
delle australopitecine, condotte da numerosi studiosi, ha dimostrato
la mancanza di validità di questo argomento. Un'estesa ricerca effettuata
su vari esemplari di Australopithecus da due anatomisti
di fama mondiale provenienti dall'Inghilterra e dagli Stati Uniti,
Solly Zuckerman e Charles E. Oxnard, ha rivelato che queste creature
non camminavano erette in maniera umana. Dopo aver studiato le ossa
di questi fossili per un periodo di quindici anni, grazie alle sovvenzioni
del governo britannico, Lord Zuckerman e la sua équipe di cinque
specialisti giunsero alla conclusione che le australopitecine erano
soltanto un ordinario genere di scimmie e
non erano assolutamente bipedi, per quanto lo stesso Zuckerman
fosse un evoluzionista.72 In modo corrispondente, Charles E. Oxnard,
un altro evoluzionista famoso per le sue ricerche sul tema, ha paragonato
la struttura scheletrica delle australopitecine a quella dei moderni
orangutan. 73
Homo
habilis: un’altra scimmia estinta
Per lungo tempo, gli evoluzionisti hanno sostenuto
che le creature che essi chiamavano Homo habilis
potessero camminare in modo eretto. Pensavano di aver trovato
un collegamento che andava dalla scimmia all’uomo. Tuttavia,
i nuovi fossili di Homo habilis che Tim White dissotterrò
nel 1986 e che furono chiamati OH 62, confutarono questa
asserzione. Questi frammenti fossili dimostrarono che l’Homo
habilis aveva braccia lunghe e gambe corte, proprio
come le scimmie attuali. Questo fossile mise fine all'affermazione
secondo cui l’Homo habilis era un essere bipede
capace di camminare in posizione eretta. In verità, l’Homo
habilis non era altro che un’altra specie di scimmia.
“L’Homo
habilis OH 7” che si vede a destra è il fossile
che meglio ha definito le caratteristiche mandibolari della
specie Homo habilis. Questo fossile di mandibola ha grandi
denti incisivi. I molari sono piccoli. La forma della mandibola
è quadrata. Tutte queste qualità fanno sì che questa mandibola
somigli molto a quella delle scimmie odierne. In altre parole,
la mandibola dell’Homo habilis conferma una volta
di più che questo essere era in realtà una scimmia.
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In breve, le australopitecine non hanno alcun legame con gli umani,
ma sono semplicemente una specie di scimmia estinta.
L’Australopithecus non si può considerare un antenato
dell’uomo, cosa recentemente accettata anche dalle fonti evoluzionistiche.
La famosa rivista francese di divulgazione scientifica, Science
et Vie, ha dedicato a questo fatto la sua copertina nel maggio
del 1999. Sotto il titolo, “Adieu Lucy” (Lucy è l’esemplare fossile
più famoso della specie Australopithecus afarensis), la
rivista ha riferito che le scimmie della specie Australopithecus
erano da togliere dall’albero genealogico dell’umanità. In questo
articolo, basato sulla scoperta di un altro fossile di Australopithecus
noto semplicemente come St W573, compare la seguente frase:
Una nuova teoria afferma che il genere Australopithecus
non è la radice della razza umana… I risultati ottenuti dall’unica
donna autorizzata a esaminare St W573 sono stati diversi dalle normali
teorie riguardanti gli antenati dell’umanità: ciò distrugge l’albero
genealogico degli ominidi. I grossi primati, considerati gli antenati
dell’uomo, sono stati rimossi dall’equazione di questo albero genealogico…
Le specie Australopithecus e Homo (specie umana)
non compaiono sullo stesso ramo. Siamo ancora in attesa di scoprire
i diretti antenati dell’uomo. (Isabelle Bourdial, “Adieu Lucy”,
Science et Vie, maggio 1999, n. 980, pp. 52-62)
Homo Habilis: la scimmia che fu presentata
come umana
La grande similitudine tra la struttura cranica e scheletrica delle
australopitecine e gli scimpanzè e la confutazione che tali creature
camminassero erette, causò gravi difficoltà ai paleoantropologi
evoluzionisti. Poiché, secondo l'immaginario schema evolutivo, l'Homo
erectus venne dopo l’Australopithecus. Come il nome
del genere Homo (che significa “uomo”) indica, l'Homo erectus
è una specie umana e il suo scheletro è eretto. La sua capacità
cranica è superiore del doppio a quella dell’Australopithecus.
Una diretta transizione dall’Australopithecus, che sono
scimmie simili a scimpanzè, all'Homo erectus, che ha uno
scheletro non diverso da quello umano odierno, è fuori discussione
anche secondo la teoria evoluzionista. Servirebbero, infatti, dei
"annelli di congiunzione", ovvero, delle "forme di
transizione". Il concetto di Homo habilis nacque per
rispondere a questa necessità.
La classificazione di Homo habilis fu proposta negli anni
Sessanta dai Leakey, una famiglia di "cacciatori di fossili".
Essi affermarono che questa nuova specie, classificata come Homo
habilis, ebbe l'idoneità a camminare in posizione eretta e
a servirsi di pietre e arnesi di legno. Avrebbe potuto essere, quindi,
l'antenato dell'uomo.
I nuovi fossili scoperti alla fine degli anni '80 erano destinati
a mutare radicalmente tale visione. Alcuni ricercatori, tra cui
Bernard Wood e C. Loring Brace, confidando nei fossili appena rinvenuti,
asserirono che l'Homo habilis (ovvero "uomo abile”,
cioè capace di usare strumenti), avrebbe dovuto essere classificato
Australopithecus habilis, ossia "scimmia abile dell'Africa
meridionale", in quanto presentava parecchie caratteristiche
in comune con le scimmie australopitecine. Aveva, infatti, braccia
lunghe, gambe corte e una struttura scheletrica simile alla scimmia.
Le sue dita delle mani e dei piedi erano prensili, mentre la sua
struttura mandibolare era molto simile a quella dei moderni Primati.
Anche la capacità cranica media, pari a 600 cc, offriva ulteriori
conferme. In breve, l'Homo habilis, presentato da alcuni
evoluzionisti come una specie differente, era in realtà una specie
di scimmia così come tutte le altre australopitecine.
Le ricerche condotte in seguito al lavoro di Wood e Brace hanno
dimostrato che l'Homo habilis non era affato diverso dall’Australopithecus.
Il cranio e lo scheletro fossili OH62 trovati da Tim White dimostrarono
che questa specie ebbe una ridotta capacità
cranica, braccia lunghe e gambe corte, che le consentivano
di arrampicarsi sugli alberi.
Le dettagliate analisi condotte dall'antropologa americana Holly
Smith nel 1994 rivelarono che l'Homo habilis non era un "Homo",
ovvere un "umano", ma bensì “piuttosto inequivocabilmente
una scimmia". A proposito dei suoi studi sui denti dell'Australopithecus,
dell'Homo habilis, dell'Homo erectus e dell'Homo
neanderthalensis, Smith ha scritto:
Circoscrivendo
l'analisi dei fossili a quei campioni che soddisfino tali criteri,
i modelli di sviluppo dentale di australopithecinae gracili e di
Homo Habilis rimangono classificati come scimmie africane. Quelli
dell'Homo erectus e di Neanderthal sono classificati
come umani.74
I risultati dell’analisi dell’orecchio
interno:
NON C’È STATA ALCUNA TRANSIZIONE DA SCIMMIA A UOMO
|
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Un’analisi comparativa dei
canali semicircolari presenti nell’orecchio interno sia degli
esseri umani che delle scimmie dimostra che i fossili a lungo
rappresentati come precursori degli esseri umani erano in
realtà scimmie normali. Le specie Australopithecus
e Homo habilis avevano i canali dell’orecchio interno
di una scimmia, mentre l’Homo erectus li aveva di
tipo umano. |
Nello stesso anno, Fred Spoor, Bernard Wood e Frans Zonneveld,
tutti specialisti di anatomia, giunsero a conclusioni simili seppure
con un metodo del tutto differente. Tale metodo era basato sull'analisi
comparativa dei canali semicircolari nell'orecchio interno, che
provvedono a mantenere l'equilibrio, di umani e scimmie. Spoor,
Wood e Zonneveld hanno concluso che:
Tra i fossili di ominidi, la prima specie a
mostrare una moderna morfologia umana è Homo erectus.
In contrasto, le dimensioni del canale semicircolare nei crani
provenienti dall’Africa meridionale, attribuiti all’Australopithecus
e al Paranthropus, somigliano a quelli delle attuali
grandi scimmie.75
Spoor, Wood e Zonneveld hanno anche studiato un esemplare di Homo
habilis, Stw53, scoprendo che Stw53 adoperava un comportamento
bipede ancora meno delle australopitecine”. Questo vuol dire che
questo esemplare di H. habilis era ancora più scimmiesco
della specie Australopithecus. Gli autori hanno concluso
dicendo che Stw 53 rappresenta un improbabile intermediario tra
le morfologie riscontrate nelle australopitecine e H. erectus”.
Queste scoperte hanno prodotto due importanti risultati:
1. I fossili a cui si fa riferimento come Homo habilis,
in realtà, non appartengono al genere "Homo",
ovvero agli esseri umani, ma a quello delle australopitecine, cioè
alle scimmie.
2. Sia l'Homo habilis che l’Australopithecus
erano creature che camminavano ricurve in avanti, il loro scheletro
era quindi quello di una scimmia. Non avevano alcun tipo di relazione
con l’uomo.
  
70
David Pilbeam, "Humans Lose an Early Ancestor", Science,
aprile 1982, pp. 6-7.
71
C. C. Swisher III, W. J. Rink, S. C. Antón, H. P. Schwarcz, G. H.
Curtis, A. Suprijo, Widiasmoro, "Latest Homo erectus of Java:
Potential Contemporaneity with Homo sapiens in Southeast Asia",
Science, Volume 274, Number 5294, Issue of 13 Dec 1996, pp. 1870-1874;
also see, Jeffrey Kluger, "Not So Extinct After All: The Primitive
Homo Erectus May Have Survived Long Enough To Coexist With Modern
Humans, Time, dicembre 23, 1996.
72
Solly Zuckerman, Beyond The Ivory Tower, New York: Toplinger Publications,
1970, pp. 75-94.
73
Charles E. Oxnard, "The Place of Australopithecines in Human
Evolution: Grounds for Doubt", Nature, Vol 258, p. 389.
74
Holly Smith, American Journal of Physical Antropology, Vol 94, 1994,
pp. 307-325.
75
Fred Spoor, Bernard Wood, Frans Zonneveld, "Implication of
Early Hominid Labryntine Morphology for Evolution of Human Bipedal
Locomotion", Nature, vol 369, giugno 23, 1994, p. 645-648.
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