| L'EVOLUZIONE
DI FRONTE AL VICOLO CIECO DELLA MOLECOLA
L'atmosfera primordiale della terra e le proteine
Nonostante tutte le incongruenze che abbiamo citato in precedenza,
gli evoluzionisti continuano a riferirsi all'esperimento di Miller
per evitare la questione dell'autonoma formazione di amminoacidi
nelle primordiali condizioni terrestri. Tuttora, essi continuano
a ingannare la gente pretendendo che il problema sia stato risolto
da questo esperimento fallace.
Nondimeno, per spiegare la seconda fase dell'origine della vita,
gli evoluzionisti dovettero affrontare un problema incomparabilmente
più grande di quello della formazione degli amminoacidi: le "proteine",
ovvero, i blocchi da costruzione della vita, composte da centinaia
di differenti amminoacidi uniti secondo un ordine preciso.
Affermare che le proteine siano state formate dal caso in condizioni
naturali è molto più irrealistico e irragionevole della medesima
affermazione a proposito degli amminoacidi. Nelle pagine precedenti
abbiamo studiato, valendoci del calcolo delle probabilità, l'impossibilità
matematica dell'unione accidentale di amminoacidi in sequenze precise
al fine di formare proteine. Ora esamineremo come sia impossibile
che le proteine siano state prodotte chimicamente nelle primordiali
condizioni terrestri.
La sintesi proteica non è possibile in acqua
Quando si combinano per formare proteine, gli amminoacidi costituiscono
tra loro un legame speciale detto "peptidico", nel corso
della cui formazione viene liberata una molecola di acqua.
Ciò confuta definitivamente la spiegazione evoluzionista che la
vita ai primordi abbia avuto origine dall'acqua, in quanto, secondo
il "principio di Le Châtelier", non è
possibile che una reazione che libera acqua (reazione di condensazione)
abbia luogo in un ambiente idrato. La realizzazione di questo tipo
di reazione in un ambiente idrato si dice che "abbia la minima
probabilità di accadere" tra tutte le reazioni chimiche.
Gli oceani, quindi, considerati i luoghi dove ebbero origine la
vita e gli amminoacidi, non sono lo sfondo appropriato alla formazione
di proteine. D'altra parte, sarebbe irrazionale per gli evoluzionisti
cambiare il loro pensiero e affermare che la vita ebbe origine sulla
terra, perché il solo ambiente dove gli amminoacidi avrebbero potuto
essere protetti dalle radiazioni ultraviolette è costituito dagli
oceani e dai mari. Il principio di Le Châtelier smentisce l'idea
della formazione della vita nei mari. Ciò costituisce un altro dilemma
da risolvere per gli evoluzionisti.
Un altro sforzo disperato: l'esperimento di
Fox
Sfidati dal suddetto dilemma, gli evoluzionisti iniziarono a inventare
scenari irrealistici sul "problema acqua" che confutavano
integralmente le loro teorie. Sydney Fox fu uno tra i più noti di
questi ricercatori. Egli avanzò la seguente teoria per risolvere
tale problema: i primi amminoacidi devono essere stati trascinati
su alcune rupi nei pressi di un vulcano nel periodo appena successivo
alla loro formazione nell'oceano primordiale. L'acqua contenuta
nella mistura, che includeva gli amminoacidi presenti sulle rupi,
deve essere evaporata quando la temperatura ha superato il punto
di ebollizione. In tal modo, gli amminoacidi che erano stati "asciugati"
avrebbero potuto combinarsi per formare le proteine.
Tale "complicata" soluzione non ottenne, tuttavia, diffusa
approvazione, in quanto gli amminoacidi non avrebbero potuto sopravvivere
a temperature così elevate, come è stato provato da successive ricerche.
 |
Nel suo esperimento Fox ha prodotto una
sostanza detta "proteinoide". I proteinoidi erano
casuali combinazioni di amminoacidi, che, a differenza delle
proteine degli esseri viventi, erano inutili e non-funzionali.
A sinistra: proteinoidi visti attraverso un microscopio elettronico.
|
Fox, in ogni caso, non si rassegnò. Egli combinò degli amminoacidi
purificati in laboratorio "in condizioni molto speciali"
riscaldandoli in ambiente asciutto. Gli amminoacidi si combinarono,
ma non si ottenne alcuna proteina. Ciò che egli ottenne, in realtà,
furono semplici e disordinati raccordi di amminoacidi arbitrariamente
combinati tra loro, ben lungi dal rassomigliare ad una proteina
vivente. Inoltre, se Fox avesse mantenuto gli amminoacidi ad una
temperatura costante, allora questi inutili raccordi sarebbero stati
disintegrati.1
Un altro fattore che invalidò ulteriormente
l'esperimento fu l'utilizzo da parte di Fox non degli inutili prodotti
finali dell'esperimento di Miller, ma di puri amminoacidi provenienti
da organismi viventi. Nondimeno questo esperimento, che intese proseguire
quello di Miller, prese avvio proprio dai risultati ottenuti da
quest'ultimo. Eppure, né Fox, né alcun altro ricercatore utilizzarono
mai gli inutili amminoacidi prodotti da Miller.2
L'esperimento di Fox non fu accolto positivamente neppure presso
i circoli evoluzionisti, poiché fu chiaro che le insignificanti
catene di amminoacidi (proteinoidi) prodotte noon avrebbero potuto
formarsi in condizioni naturali. Per di più, le proteine, i blocchi
da costruzione della vita, non avrebbero potuto essere prodotte.
Il problema dell'origine delle proteine rimaneva ancora aperto.
In un articolo del 1970 apparso nella rivista scientifica divulgativa
Chemical Engineering News, l'esperimento di Fox venne menzionato
nei termini seguenti:
Sidney Fox e gli altri ricercatori tentarono
di unire gli amminoacidi in forma di proteinoidi, avvalendosi
di tecniche di riscaldamento molto speciali in condizioni che
non corrispondevano a quelle delle fasi primordiali della terra.
Inoltre, i proteinoidi non assomigliano assolutamente alle proteine
regolari presenti negli esseri viventi. Non sono altro che macchie
inutili e irregolari. Si è detto che seppure tali molecole si
fossero formate nei primi tempi, sarebbero state sicuramente distrutte.3
Senza dubbio, i proteinoidi ottenuti da Fox furono assolutamente
diversi dalle proteine reali sia per struttura che per funzione.
La differenza tra proteine e proteinoidi è tanto grande quanto quella
che intercorre tra uno strumento ad alta tecnologia e un ammasso
di materia informe
No vi era, inoltre, neppure la possibilità che queste irregolari
catene di amminoacidi potessero sopravvivere nell'atmosfera primordiale.
Effetti chimici e fisici dannosi e distruttivi causati dalla violenta
esposizione ultravioletta e instabili condizioni naturali avrebbero
provocato la disintegrazione di questi proteinoidi. Secondo il principio
di Le Châtelier, sarebbe stato impossibile agli amminoacidi di combinarsi
nell'acqua dove i raggi ultravioletti non li avrebbero raggiunti.
Per questa ragione, l'idea che i proteinoidi costituissero le basi
della vita perse infine l'appoggio degli scienziati.
LA MATERIA INANIMATA NON PUò GENERARE LA
VITA
|
| Numerosi
esperimenti evoluzionisti, come quelli di Miller e di Fox,
sono stati concepiti al fine di provare che la materia inanimata
è in grado di auto-organizzarsi e di generare esseri viventi
complessi. Tale convinzione è radicalmente anti-scientifica:
ogni osservazione ed esperimento ha incontrovertibilmente
provato che la materia non possiede tale capacità. Il noto
astronomo e matematico inglese sir Fred Hoyle nota che la
materia non può generare la vita da se stessa senza una deliberata
interferenza:
Se ci fosse un principio basilare
della materia che in qualche modo conducesse i sistemi organici
alla vita, la sua esistenza sarebbe facilmente dimostrabile
in laboratorio. Uno potrebbe prendere, per esempio, una
piscina per rappresentare il brodo ancestrale. Riempirla
ad arbitrio di prodotti chimici di natura non biologica.
Pomparvi qualsivoglia gas, sopra o all'interno, e colpirla
con ogni tipo di radiazione. Lasciare procedere l'esperimento
per un anno e vedere quanti dei 2000 enzimi (proteine prodotte
dalle cellule viventi) saranno apparsi nella piscina. Rivelerò
io stesso il risultato, per evitare inutili perdite di tempo,
problemi e spese: non si troverà nulla, se non forse una
fanghiglia catramosa composta di amminoacidi ed altre semplici
sostanze chimiche organiche.1
Il biologo evoluzionista Andrew
Scott ammette lo stesso fatto:
Si prenda un po' di materia,
la si scaldi mentre si mescola e si aspetti. Questa è la
versione moderna della Genesi. Le "fondamentali"
forze di gravità, l'elettromagnetismo e le intense e deboli
forze nucleari si presume che abbiano fatto il resto...
Ma quanto di questo bel racconto è fermamente stabilito
e quanto speranzosa speculazione? In realtà, ogni maggior
passo, dai precursori chimici alle prime cellule riconoscibili,
è responsabile o di una controversia o di un'assoluta perplessità.2
1. Fred Hoyle, The Intelligent
Universe, New York, Holt, Rinehard & Winston, 1983, p.
256.
2. Andrew Scott, "Update on Genesis", New Scientist,
vol. 106, 2 maggio 1985, p. 30. |
  
1.
Richard B. Bliss & Gary E. Parker, Origin of Life, California:
1979, p. 25.
2.
Ibid.
3.
S. W. Fox, K. Harada, G. Kramptiz, G. Mueller, "Chemical Origin
of Cells", Chemical Engineering News, June 22, 1970, p. 80.
|