| L'EVOLUZIONE
DI FRONTE AL VICOLO CIECO DELLA MOLECOLA
Un altro vano tentativo evoluzionista: "il mondo
RNA"
La scoperta, nel corso degli anni '70, che i gas esistenti in origine
nella primitiva atmosfera terrestre avrebbero reso impossibile la
sintesi degli amminoacidi fu un grave colpo per la teoria dell'evoluzione
molecolare. Gli evoluzionisti dovettero confrontarsi con il fatto
che gli "esperimenti sull'atmosfera primitiva" di Stanley Miller,
Sydney Fox. Cyril Ponnamperuna e altri non erano validi. Per questa
ragione, negli anni '80, gli evoluzionisti fecero nuovi tentativi.
Così fu avanzata l'ipotesi del "mondo RNA". Questo scenario suggeriva
che le proteine non fossero state le prime ad essersi formate, ma
le molecole di RNA che contenevano le informazioni per le proteine.
 |
Secondo questa prospettiva, avanzata nel 1986 da un chimico di
Harvard, Walter Gilbert, in base a una scoperta riguardante i "ribozimi"
fatta da Thomas Cech, miliardi di anni orsono una molecola di RNA,
capace di replicarsi, si formò in qualche modo per coincidenza.
Iniziò, quindi, a produrre proteine, essendo stata attivata da influssi
esterni. In seguito, divenne necessario depositare queste informazioni
in una seconda molecola, fu così che emerse la molecola del DNA
per farlo.
Essendo costituita di una catena di impossibilità ad ogni livello,
questa prospettiva scarsamente credibile, lungi dal fornire una
spiegazione dell'origine della vita, acuì il problema e sollevò
molte domande a cui era impossibile rispondere:
1. Se è impossibile accettare la
formazione coincidentale anche di un solo nucleotide che costituisce
il RNA, come è possibile che questi immaginari nucleotidi si siano
riuniti insieme in una sequenza appropriata al fine di formare
l'RNA? L'evoluzionista John Horgan ammette l'irrealizzabilità
di tale formazione accidentale:
Il continuo approfondimento
da parte dei ricercatori del concetto di mondo-RNA solleva dei
problemi. Come apparve l'RNA al principio? L'RNA e i suoi componenti
sono difficili da sintetizzare in laboratorio nelle migliori condizioni,
molto meno in quelle veramente plausibili.132
2. Pur supponendo che si sia formato
per caso, come avrebbe potuto questo RNA costituito da una catena
di nucleotidi avere "deciso" di auto-replicarsi e con che tipo di
meccanismo avrebbe potuto portare a termine questo processo? Dove
trovò i nucleotidi di cui si servì durante l'auto-replicazione?
Anche i microbiologi evoluzionisti Gerald Joyce e Leslie Orgel espressero
la disperazione di tale situazione nel libro dal titolo In the
RNA World:
Questa discussione si
è in qualche modo concentrata su un uomo di paglia: il mito di
una molecola autoreplicante di RNA che è sorta ex novo da una
minestra casuale di polinucleotidi. Non solo una simile nozione
è irrealistica alla luce della nostra attuale comprensione della
chimica prebiotica, ma sarebbe troppo per la credulità anche di
chi ha una visione ottimistica del potenziale dell'RNA come catalizzatore.133
3. Anche se si ipotizzasse un'autoreplicazione
dell'RNA nel mondo primordiale, la disponibilità all'uso di ogni
tipo di amminoacidi e l'accadimento di tutte queste impossibilità,
la situazione non porterebbe ugualmente alla formazione di neppure
una singola proteina. Infatti l'RNA include soltanto informazioni
concernenti la struttura delle proteine. Gli amminoacidi, d'altra
parte, sono materiali grezzi. Nondimeno, non esiste alcun meccanismo
in grado di produrre proteine. Considerare l'esistenza dell'RNA
sufficiente alla produzione di proteine è insensato tanto quanto
pretendere che un'automobile si autoassembli semplicemente gettando
il progetto su un mucchio di componenti accatastate l'una sull'altra.
Un modello non può produrre da solo un'automobile, senza una fabbrica
e degli operai per mettere insieme le componenti, secondo le istruzioni
fornite dal modello; allo stesso modo, il modello contenuto nell'RNA
non può produrre proteine da solo senza la collaborazione di altre
componenti cellulari che seguano le istruzioni contenute nell'RNA.
Confessioni di evoluzionisti
|
I calcoli probabilistici rendono chiaro che
molecole complesse come proteine e acidi nucleici (DNA-RNA)
non potrebbero mai essersi formate per caso indipendentemente
l’una dall’altra. Gli evoluzionisti, tuttavia, devono far
fronte a un problema ancora più grande, quello che tutte queste
molecole complesse devono coesistere simultaneamente per permettere
alla vita di esistere. La teoria evoluzionista è estremamente
confusa da questa esigenza. Questo è un punto su cui alcuni
importanti evoluzionisti sono stati costretti a una confessione.
Per esempio, un collega di Stanley Miller e di Francis Crick
dell'Università di San Diego California, lo stimato evoluzionista
Leslie Orgel, ha detto:
 |
Leslie Orgel: "...
la vita non ha mai potuto, in realtà, aver avuto origine
da mezzi chimici." |
È estremamente improbabile che le proteine e
gli acidi nucleici, entrambi strutturalmente complessi, siano
sorti spontaneamente nello stesso posto e nello stesso tempo.
Sembra anche impossibile avere le une senza gli altri. E quindi,
a prima vista, si deve concludere che la vita non ha mai potuto,
in realtà, aver avuto origine da mezzi chimici. 1
Lo stesso fatto è ammesso anche da altri scienziati:
Il DNA non può svolgere la sua funzione, inclusa la formazione
di altro DNA, senza l'aiuto di proteine catalitiche, o enzimi.
In breve, le proteine non possono formarsi senza il DNA, ma
nemmeno il DNA può formarsi senza le proteine. 2
In che modo il codice genetico, insieme con i
meccanismi della sua traduzione (ribosomi e molecole di RNA),
ha avuto origine ? Per il momento dobbiamo accontentarci di
un senso di mistero e di stupore anziché di una risposta.
3
Il corrispondente scientifico del New York Times,
Nicholas Wade, ha fatto questo commento in articolo del 2000:
Tutto quanto riguarda l’origine della vita sulla
Terra è un mistero e sembra che, più si sa più le perplessità
crescano. 4
1- Leslie
E. Orgel, "The Origin of Life on Earth",
Scientific American, vol. 271, ottobre 1994, p. 78
2- John Horgan, "In the Beginning", Scientific
American, vol. 264, febbraio 1991, p. 119
3- Douglas R. Hofstadter, Gödel, Escher, Bach: An Eternal
Golden Braid, New York, Vintage Books, 1980, p. 548 (Godel,
Escher, Bach: un'eterna ghirlanda brillante : una fuga metaforica
su menti e macchine nello spirito di Lewis Carroll, Adelphi,
Milano, 1992)
4- Nicholas Wade, "Life's Origins Get Murkier and Messier",
The New York Times, 13 giugno, 2000, pp. D1-D2 |
Le proteine sono prodotte nella fabbrica dei ribosomi con l'aiuto
di molti enzimi mediante processi estremamente complessi all'interno
della cellula. Il ribosoma è un organulo cellulare complesso costituito
di proteine. Ne consegue la formulazione di un'altra supposizione
irragionevole, ovvero che anche i ribosomi siano pervenuti per caso
all'esistenza nello stesso tempo. Anche Jacques Monod, insignito
del premio Nobel, uno tra i più fanatici difensori dell'evoluzione,
spiega ateisticamente che la sintesi proteica non può in alcun modo
essere considerata come dipendente meramente dalle informazioni
contenute negli acidi nucleici:
Il codice risulta privo
di significato a meno che non venga tradotto. Il moderno macchinario
di traduzione della cellula consiste in almeno cinquanta componenti
macromoleculari, codificati a loro volta nel DNA: il codice non
può essere tradotto se non da prodotti di traduzione. È l'espressione
moderna di omne vivo ex ovo. Quando e come si chiuse questo circolo?
È troppo difficile immaginarlo.134
Come avrebbe potuto una catena di RNA nel mondo primordiale prendere
una tale decisione e quali metodi avrebbe dovuto utilizzare per
produrre proteine assumendosi da sola la mansione di cinquanta particelle
specializzate? Gli evoluzionisti non hanno risposte.
Leslie Orgel, una collega di Stanley Miller e Francis Crick presso
l'Università della California a San Diego, utilizza il termine "scenario"
per la possibilità dell' "origine della vita per mezzo del mondo-RNA".
La Orgel ha descritto che tipo di caratteristiche questo RNA dovrebbe
presentare e perché ciò sia impossibile in un articolo intitolato
"The Origin of Life" pubblicato su American Scientist nell'ottobre
1994:
Questo scenario potrebbe
essersi presentato, come abbiamo visto, se l'RNA pre-biotico avesse
avuto due proprietà oggi non evidenti: la capacità di replicarsi
senza l'aiuto di proteine e la facoltà di catalizzare ogni passo
della sintesi proteica.135
Come dovrebbe ormai essere chiaro, aspettarsi due processi complessi
ed estremamente essenziali da una molecola come l'RNA è possibile
solo grazie al punto di vista e al potere d'immaginazione degli
evoluzionisti. Concreti fatti scientifici, d'altra parte, chiariscono
come l'ipotesi del "Mondo RNA", che è un nuovo modello proposto
a sostegno della casuale formazione della vita, è una favola ugualmente
non plausibile.
Il biochimico Gordon C. Mills dell'Università
del Texas e il biologo molecolare Dean Kenyon della San Francisco
State University valutano le manchevolezze dello scenario del
mondo RNA, arrivando a una sintetica conclusione nel loro articolo
intitolato "The RNA World: A Critique":
"L'RNA è una molecola notevole.
L'ipotesi del mondo RNA è un'altra cosa. Non vediamo alcun motivo
per ritenere che sia un'ipotesi confermata, e nemmeno promettente".
136
L'articolo del 2001 del divulgatore scientifico Brig Klyce spiega
che gli scienziati evoluzionisti sono molto insistenti su questa
questione, ma i risultati finora ottenuti dimostrano che i loro
sforzi sono del tutto vani:
La ricerca sul mondo RNA costituisce un'industria
di dimensioni medie. Questa ricerca ha dimostrato come sarebbe
estremamente difficile che cellule viventi sorgessero per caso
dalla materia non vivente nel tempo disponibile sulla Terra. Quella
dimostrazione costituisce un valido contributo alla scienza. Ulteriori
ricerche saranno anch'esse utili. Ma continuare a insistere che
la vita possa emergere spontaneamente da prodotti chimici non
viventi, alla luce delle difficoltà che si iniziano a comprendere
ora, lascia perplessi. Ricorda il lavoro degli alchimisti medievali
che cercavano con insistenza di trasformare il piombo in oro.137
La vita è più di un mero ammasso di molecole
Finora, abbiamo esaminato l'impossibilità della formazione accidentale
della vita. Lasciamo da parte per un momento tutte le cose impossibili
e supponiamo che una molecola proteica si sia formata nell'ambiente
più inappropriato e incontrollato quale quello offerto dalle primordiali
condizioni della Terra. La formazione di una sola proteina non sarebbe
sufficiente; questa dovrebbe pazientemente aspettare per migliaia,
o forse milioni di anni in un simile ambiente senza subire alcun
danno, fino a quando un'altra molecola si fosse formata casualmente
nelle medesime condizioni. Dovrebbe aspettare la casuale contigua
formazione di milioni di proteine corrette e essenziali. Quelle
formatesi in precedenza avrebbero dovuto essere abbastanza pazienti
da attendere, senza essere distrutte dai raggi ultravioletti e dai
duri effetti meccanici, la formazione delle altre vicine. Raggiunto
il numero adeguato, queste proteine originatesi tutte nello stesso
luogo, si sarebbero dovute congiungere al fine di creare combinazioni
sensate e formare gli organuli della cellula. Nessun materiale estraneo,
molecola dannosa o catena proteica inutile avrebbe dovuto interferire
in questo processo. In seguito, anche se questi organuli si fossero
uniti armoniosamente in collaborazione tra loro secondo un piano
ordinato, avrebbero dovuto prendere tutti gli enzimi necessari vicino
a loro e coprirsi di una membrana, il cui interno avrebbe dovuto
essere riempito di un liquido speciale necessario a creare l'habitat
congeniale. Ora, anche se tutti questi fatti "altamente improbabili"
si fossero in realtà verificati, tale ammasso molecolare sarebbe
giunto alla vita?
La termodinamica falsifica
l’evoluzione |
La seconda legge della termodinamica, una delle
leggi basilari della fisica, sostiene che in normali condizioni
tutti i sistemi abbandonati a se stessi tendono a divenire
disordinati, dispersi e corrotti in relazione diretta al trascorrere
del tempo. Ogni cosa vivente e non vivente si consuma, si
deteriora, decade, si disintegra ed è distrutta. Questa è
la sicura fine che tutti gli esseri dovranno affrontare in
un modo o nell'altro e, secondo tale legge, questo processo
è inevitabile.
Tutti lo osservano. Ad esempio, se si abbandona
un'automobile nel deserto, difficilmente la si potrà ritrovare
in migliori condizioni dopo alcuni anni. Al contrario, si
vedrà che i pneumatici si sono sgonfiati, i finestrini sono
stati infranti, il telaio si è arrugginito e il motore ha
smesso di funzionare. Lo stesso processo inevitabile è valido
anche per gli esseri viventi.
La seconda legge della termodinamica rappresenta
il mezzo con il quale questo processo naturale viene definito
con equazioni fisiche e calcoli.
Questa famosa legge è anche nota come "legge
dell'entropia". In fisica, l'entropia fornisce una misura
del grado di disordine di un sistema. L'entropia di un sistema
è incrementata dal movimento da uno stato ordinato, organizzato
e pianificato verso uno stato più disordinato, disperso e
non pianificato. Più elevato è il disordine di un sistema,
più elevata è la sua entropia. Tale legge sostiene che l'intero
universo inevitabilmente procede verso uno stato più disordinato,
disperso e non pianificato.
La seconda legge della termodinamica, o legge
dell’entropia, è stabilita in maniera sperimentale e teoretica.
Tutti i più importanti scienziati concordano sul fatto che
questa legge è il principale paradigma del futuro prevedibile.
Albert Einstein, il più grande scienziato del nostro tempo,
disse che è la "legge più importante di tutta la scienza".
In proposito, sir Arthur Eddington ha affermato che è la
"suprema legge metafisica di tutto l'universo".1
La teoria evoluzionista ignora questa fondamentale
legge della fisica. Il meccanismo proposto dall'evoluzione
contraddice radicalmente i suoi principi. Gli evoluzionisti
sostengono che atomi disordinati, dispersi e privi di vita
e molecole si siano riuniti spontaneamente nello stesso periodo
in un ordine preciso per formare molecole estremamente complesse
quali le proteine, il DNA, l'RNA; in seguito, questi avrebbero
gradualmente determinato milioni di differenti specie viventi
con strutture addirittura più complesse. Inoltre, questo ipotetico
processo che produce ad ogni passo strutture più pianificate,
più ordinate, più complesse e più organizzate, ha presieduto
autonomamente a tale formazione in condizioni naturali. La
legge dell'entropia mostra chiaramente che questo processo
cosiddetto naturale contraddice interamente le leggi della
fisica.
Gli scienziati evoluzionisti sono consapevoli
di questo fatto. J. H. Rush scrive:
Nel complesso corso della sua evoluzione, la
vita rivela un notevole contrasto rispetto alla tendenza
espressa nella seconda legge della termodinamica.2
L’autore evoluzionista Roger Lewin parla dell'empasse
dell'evoluzione di fronte alla termodinamica in un articolo
apparso su Science:
Un problema che i biologi hanno dovuto affrontare
è l'apparente contraddizione rispetto all'evoluzione rappresentata
dalla seconda legge della termodinamica. I sistemi dovrebbero
decadere nel corso del tempo, presentando un minore, non
maggiore ordine.3
Un altro difensore della teoria dell’evoluzione,
George Stavropoulos, parla dell'impossibilità secondo la termodinamica
della spontanea formazione della vita e confuta la spiegazione
dell'esistenza, per leggi naturali, di complessi meccanismi
viventi nella nota rivista evoluzionista American Scientist:
In condizioni ordinarie, nessuna molecola organica
complessa potrebbe formarsi spontaneamente, ma piuttosto
dovrebbe disintegrarsi, in accordo con la seconda legge.
In realtà, maggiore è la complessità, maggiore è l'instabilità
e maggiore la sicurezza, presto o tardi, della sua disintegrazione.
La fotosintesi e tutti i processi vitali, e la vita stessa,
non possono ancora essere compresi in termini di termodinamica
o di ogni altra scienza esatta nonostante l’utilizzo di
un linguaggio confuso o deliberatamente fuorviante.4
Come abbiamo visto, la seconda legge della termodinamica
costituisce, quindi, un insormontabile ostacolo per lo scenario
dell'evoluzione sia in termini di scienza che di logica. Incapaci
di offrire una coerente spiegazione scientifica che permetta
di superare l'ostacolo, gli evoluzionisti possono solo vincere
grazie all'immaginazione. Ad esempio, il noto evoluzionista
Jeremy Rifkin parla della sua speranza che l'evoluzione possa
sopraffare questa legge della fisica grazie a un "potere
magico":
La legge dell'entropia sostiene che l'evoluzione
disperde l'energia disponibile complessiva per la vita su
questo pianeta. Il nostro concetto di evoluzione è esattamente
l'opposto. Crediamo che l'evoluzione crei sulla Terra, con
qualche meccanismo magico, un valore complessivo maggiore
e un maggior ordine.5
Queste parole rivelano con grande chiarezza
che l'evoluzione è una fede dogmatica e non una tesi scientifica.
Il mito del "sistema aperto"
Alcuni sostenitori dell’evoluzione ricorrono
all’argomento che la seconda legge della termodinamica sia
valida soltanto per i "sistemi chiusi", in quanto
i "sistemi aperti" esulano dall'ambito di questa
legge.
Un "sistema aperto" è un sistema termodinamico
nel quale energia e materia circolano verso l'interno e l’esterno.
Gli evoluzionisti sostengono che il mondo è un sistema aperto,
costantemente esposto al flusso di energia solare e che, quindi,
la legge dell'entropia non si applica al cosmo nel suo insieme.
Asseriscono inoltre che esseri viventi complessi e ordinati
possono essere generati da strutture semplici, disordinate
e inanimate.
Ci troviamo di fronte a un'ovvia distorsione.
Il fatto che un sistema riceva un afflusso di energia non
è sufficiente a renderlo ordinato. Sono necessari meccanismi
specifici affinchè l'energia diventi funzionale. Ad esempio,
un'automobile ha bisogno di un motore, di un sistema di trasmissione
e di meccanismi di controllo correlati per convertire l'energia
della benzina in lavoro. Senza tale sistema di conversione,
l'automobile non sarebbe in grado di utilizzare l'energia
della benzina.
La stessa cosa capita nella vita. È vero che
la vita deriva la sua energia dal sole. L'energia solare,
tuttavia, può essere convertita in energia chimica soltanto
da sistemi di conversione energetica incredibilmente complessi
presenti negli esseri viventi (come la fotosintesi delle piante
e i sistemi digestivi di umani e animali). Nessun essere vivente
può vivere senza un tale sistema; privo di questo, il sole
non è altro che una fonte di energia distruttiva che brucia,
inaridisce o fonde.
Come si può vedere, un sistema termodinamico
che non presenti tali meccanismi di conversione non è vantaggioso
per l'evoluzione, che sia aperto o chiuso. Nessuno asserisce
che questi meccanismi complessi e consapevoli possano essere
esistiti in natura nelle primigenie condizioni della Terra.
In realtà, la vera questione a cui devono rispondere gli evoluzionisti
è come possano essere pervenuti autonomamente all'esistenza
complessi meccanismi di conversione dell'energia quali la
fotosintesi, che non possono essere duplicati neppure servendosi
delle moderne tecnologie.
L'influsso dell'energia solare sul mondo sarebbe
incapace di realizzare l‘ordine. Inoltre, indipendentemente
dal grado elevato di temperatura che possa essere raggiunto,
gli amminoacidi resistono formando legami in sequenze ordinate.
La sola energia non è sufficiente a spingere gli amminoacidi
a formare le molto più complesse molecole proteiche o queste
ultime a costituire le ben più composite e organizzate strutture
di organuli cellulari. La fonte reale ed essenziale di questa
organizzazione, ad ogni livello è una creazione senza difetti.
Il mito della "auto-organizzazione della
materia"
Ben sapendo che la seconda legge della termodinamica
rende impossibile l'evoluzione, alcuni scienziati evoluzionisti,
per avallare la loro teoria, hanno fatto alcuni tentativi
speculativi per superare la distanza che separa le due concezioni.
Come al solito, anche questi sforzi mostrano come la teoria
dell'evoluzione si trovi di fronte a un ineludibile vicolo
cieco.
Uno scienziato che si è distinto per i suoi tentativi
di coniugare la termodinamica e l'evoluzione è il belga Ilya
Prigogine. Partendo dalla teoria del caos, questi ha proposto
alcune ipotesi secondo cui l'ordine si sviluppa dal caos.
Ha affermato che alcuni sistemi aperti possono descrivere
un decremento nell'entropia dovuto ad un influsso di energia
esterna e che il conseguente "riordinamento" è una
prova che "la materia può organizzare se stessa".
Da quel momento, il concetto di "auto-organizzazione
della materia" è divenuto abbastanza popolare tra gli
evoluzionisti e i materialisti. Si comportano come se avessero
trovato un'origine materialistica per la complessità della
vita e una soluzione materialistica al problema della sua
origine.
A uno sguardo più acuto, tuttavia, questo argomento
si rivela del tutto astratto e, in pratica, un mero wishful
thinking. Nasconde, inoltre, un inganno molto semplice,
ovvero, la deliberata confusione di due distinti concetti,
"organizzazione" e "ordinamento".6
Ciò può essere chiarito con un esempio. Si immagini
una spiaggia perfettamente piatta. Quando un'onda forte si
abbatte sulla spiaggia, i mucchi di sabbia, grandi e piccoli,
formano piccoli montarozzi sulla superficie della sabbia.
Questo è un processo di "ordinamento":
la spiaggia è un sistema aperto e il flusso di energia (l'onda)
che vi entra può creare semplici disegni sulla sabbia, che
sembrano perfettamente regolari. Dal punto di vista termodinamico,
può istituire l’ordine dove prima non ce n’era. Ma dobbiamo
avere chiaro che quelle stesse onde non possono costruire
un castello sulla sabbia. Se vediamo un castello lì, non c’è
dubbio che qualcuno lo abbia costruito perché il castello
è un sistema “organizzato”. In altre parole, possiede un chiaro
disegno e informazione. Ogni parte del castello è stato creato
da un’entità cosciente in maniera pianificata.
La differenza tra il castello e la sabbia è che
il castello è una complessità organizzata, mentre la sabbia
possiede solo un ordine ripetitivo costituito da semplici
ripetizioni. L’ordine formato dalle ripetizioni è come se
un oggetto (in altre parole, il flusso di energia che entra
nel sistema) fosse caduto sul tasto “a” di una tastiera, scrivendo
“aaaaaaaaaaaaaaaa” centinaia di volte. Ma la fila di “a” in
un ordine ripetuto in questa maniera non contiene alcuna informazione
o alcuna complessità. Per poter scrivere una catena complessa
di lettere che contenga effettivamente informazioni (in altre
parole, una sequenza, paragrafo o libro), la presenza dell’intelligenza
è essenziale.
La stessa cosa avviene quando il vento penetra
in una stanza piena di polvere. Quando il vento entra, la
polvere si raccoglie agli angoli della stanza. A modo suo,
questa è una situazione più ordinata di quella che c’era prima,
in senso termodinamico, ma i singoli granelli di polvere non
possono formare il ritratto organizzato di qualcuno sul pavimento.
Ciò significa che i sistemi complessi e organizzati
non possono mai realizzarsi come esito di processi naturali.
Anche se possono accadere di volta in volta esempi semplici
di ordine, questi non possono superare certi limiti.
Ma gli evoluzionisti indicano questo auto-ordinamento
che avviene attraverso processi naturali come un’importantissima
prova dell’evoluzione, dipingono casi simili come esempi di
“auto-organizzazione”. Come conseguenza di tale confusione
di concetti, propongono che i sistemi viventi potrebbero svilupparsi
per conto proprio da avvenimenti in natura e da reazioni chimiche.
I metodi e gli studi adoperati da Prigogine e dai suoi seguaci,
che abbiamo preso in considerazione sopra, si basano su tale
ingannevole logica.
Gli scienziati americani Charles B. Thaxton, Walter L. Bradley
e Roger L. Olsen, in un libro dal titolo The Mistery of Life's
Origin, hanno spiegato questo fatto:
... in ogni situazione i movimenti casuali
delle molecole in un fluido sono spontaneamente sostituiti
da un comportamento altamente ordinato. Prigogine, Eigen
e altri hanno suggerito che tale sorta di auto-organizzazione
sia intrinseca nella chimica organica e possa potenzialmente
spiegare le macromolecole altamente complesse essenziali
ai sistemi viventi. Ma simili analogie hanno scarsa rilevanza
per la questione dell'origine della vita. Per di più, non
distinguono tra ordine e complessità... La regolarità o
l'ordine non possono servire a immagazzinare l'enorme quantità
di informazioni richieste dai sistemi viventi. È richiesta
una struttura irregolare, ma specifica, piuttosto che una
ordinata. Ciò rappresenta un grave errore nell'analogia
offerta. Non vi è connessione apparente tra il tipo di ordinamento
spontaneo che deriva dal flusso di energia attraverso tali
sistemi e l'opera richiesta per costruire macromolecole
ad intensa informazione aperiodica, quali il DNA e le proteine.7
In realtà, Prigogine stesso accettò che le teorie
che lui aveva prodotto per il livello molecolare non si applicavano
ai sistemi viventi, ad esempio a una cellula vivente:
Il problema dell'ordine biologico implica la
transizione dall'attività molecolare all'ordine supermolecolare
della cellula. Questo problema è ben lontano da una soluzione.8
Perché, allora, gli evoluzionisti continuano
ad accettare punti di vista quali "l'auto-organizzazione
della materia” che sono privi di fondamenta scientifiche?
Perché insistono a rifiutare l’intelligenza e la progettazione
così chiaramente visibili nei sistemi viventi? La risposta
è la loro fede dogmatica nel materialismo e la credenza che
la materia abbia un misterioso potere di creare la vita. Un
professore di chimica presso l'Università di New York ed esperto
in DNA, Robert Shapiro, descrive la fede degli evoluzionisti
nell’auto-organizzazione della materia e il dogma materialistico
che ne costituisce il fondamento:
Un altro principio evolutivo è quindi necessario
per permetterci di superare la distanza tra le miscele di
semplici prodotti chimici naturali e il primo effettivo
replicatore. Questo principio non è stato ancora dettagliatamente
descritto o dimostrato, ma è stato anticipato e ha ricevuto
dei nomi, quali evoluzione chimica e auto-organizzazione
della materia. L'esistenza del principio è tenuta per certa
nella filosofia del materialismo dialettico, come dimostra
la sua applicazione alle origini della vita da parte di
Alexander Oparin.9
Tutto questo dimostra chiaramente come l'evoluzione
sia un dogma contrario alle scienza empirica e che l'origine
degli esseri viventi possa essere spiegata soltanto per l'intervento
di un potere soprannaturale. Questo potere soprannaturale
è la potenza di Dio, il Quale ha creato l'intero universo
dal nulla. La scienza ha provato che l'evoluzione è impossibile
per quanto concerne la termodinamica e che l'esistenza della
vita non ha altra spiegazione se non la Creazione.
1. Jeremy
Rifkin, Entropy: A New World View, New York, Viking Press, 1980,
p. 6 (Entropia, Baldini Castoldi, Milano, 2005).
2. J. H. Rush, The Dawn of Life, New York, Signet, 1962, p.
35
3. Roger Lewin, "A Downward Slope to Greater Diversity",
Science, vol. 217, 24.9.1982, p. 1239
4. George P. Stavropoulos, "The Frontiers and Limits of
Science", American Scientist, vol. 65, novembre-dicembre1977,
p. 674
5. Jeremy Rifkin, Entropy: A New World View, p.55 (Entropia,
Baldini Castoldi, Milano 2005).
6. Per ulteriori informazioni si vedano: Stephen C. Meyer, "The
Origin of Life and the Death of Materialism", The Intercollegiate
Review, 32, n. 2, primavera 1996
7. Charles B. Thaxton, Walter L. Bradley & Roger L. Olsen,
The Mystery of Life's Origin: Reassessing Current Theories,
4. edizione, Dallas, 1992. capitolo 9, p. 134
8. Ilya Prigogine, Isabelle Stengers, Order Out of Chaos, New
York, Bantam Books, 1984, p. 175 (La fine delle certezze: il
tempo, il caos e le leggi della natura, Bollati Boringhieri,
Torino, 1997).
9. Robert Shapiro, Origins: A Sceptics Guide to the Creation
of Life on Earth, Summit Books, New York: 1986, p. 207 |
La risposta è negativa, in quanto le ricerche hanno rivelato che
la semplice combinazione di tutti i materiali
essenziali non è sufficiente dare l'avvio alla vita. Anche
se tutte le proteine essenziali fossero raccolte e poste in una
provetta non produrrebbero una cellula vivente. Tutti gli esperimenti
condotti a questo fine si sono rivelati infruttuosi. Le ricerche
rivelano che la vita può solo avere origine dalla vita. L'asserzione
che la vita si sia evoluta da cose non viventi, in altre parole,
l'"abiogenesi", è una favola che esiste soltanto nei sogni degli
evoluzionisti, in completo disaccordo con i reali risultati di tutti
gli esperimenti e le osservazioni.
Per questo riguardo, la prima forma di vita sulla Terra deve aver
avuto origine da un'altra vita. Questo è un riflesso del nome di
Dio "Hayy" (il Possessore della Vita). La vita può soltanto iniziare,
continuare e finire per la Sua volontà. L'evoluzione, non solo non
è in grado di spiegare l'origine della vita, ma è anche incapace
di chiarire come si siano formati i materiali ad essa essenziali.
Chandra Wickramasinghe descrive la realtà che ha incontrato come
scienziato a cui è stato insegnato, nel corso della sua intera esistenza,
che la vita è emersa in seguito a casuali coincidenze:
Fin dal principio della mia istruzione scientifica,
sono stato sottoposto a un violento lavaggio del cervello affinchè
mi fosse inculcata la credenza che la scienza non può coesistere
con alcun tipo di creazione deliberata. Questa nozione ha dovuto
essere dolorosamente abbandonata. Attualmente, non posso trovare
alcun argomento razionale per abbattere la visione che spinge
a convertirsi a Dio. Eravamo soliti avere una mente aperta; ora
comprendiamo che l'unica risposta logica alla vita è la creazione,
non un accidentale trascinarsi alla cieca.138
  
132
John Horgan, "In the Beginning", Scientific American,
vol. 264, febbraio1991, p. 119.
133
G.F. Joyce, L. E. Orgel, "Prospects for Understanding the Origin
of the RNA World", In the RNA World, New York: Cold Spring
Harbor Laboratory Press, 1993, p. 13.
134
Jacques Monod, Chance and Necessity, New York: 1971, p.143.
135
Leslie E. Orgel, "The Origin of Life on the Earth", Scientific
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