PERCHÈ LE AFFERMAZIONI DEGLI EVOLUZIONISTI
SONO ERRONEE

Nei capitoli precedenti, abbiamo constatato la mancanza di validità della teoria dell'evoluzione sulla base delle prove fornite dai fossili e dal punto di vista della biologia molecolare. In questo capitolo, analizzeremo una serie di fenomeni biologici e di concetti avanzati come prove teoretiche dagli evoluzionisti. Questi argomenti sono particolarmente importanti in quanto mostrano come non esista alcuna scoperta scientifica che avalli l'evoluzione, se non la distorsione e l'inganno.

Variazioni e specie

Variazione, un termine usato in genetica, si riferisce a un evento genetico che provoca, in individui appartenenti a determinati tipi o specie, la presenza di caratteristiche diverse rispetto agli altri. Ad esempio, tutta la popolazione della Terra reca fondamentalmente le stesse informazioni genetiche, tuttavia alcuni presentano occhi allungati, altri i capelli rossi, alcuni hanno il naso lungo, altri sono di statura modesta, secondo il grado di variazione potenziale dell'informazione genetica.

Gli evoluzionisti affermano che le variazioni all'interno della specie rappresentano una prova a sostegno della loro teoria. Nondimeno, le variazioni non costituiscono una prova per l'evoluzione in quanto non sono altro che il risultato di differenti combinazioni di informazioni genetiche già esistenti a cui non aggiungono alcuna nuova caratteristica. La cosa importante per la teoria dell'evoluzione, però, è la questione di come informazioni del tutto nuove possano far esistere una specie del tutto nuova.

Le variazioni all’interno delle specie non implicano l’evoluzione

Nell’Origine delle specie, Darwin ha confuso due concetti distinti: le variazioni all'interno di una specie e l'apparizione di una nuova specie. Darwin osservò le varietà tra le varie razze di cani, per esempio, e immaginò che un giorno una di esse si sarebbe trasformata in una specie diversa. Ancora oggi gli evoluzionisti persistono nel tentare di presentare tali variazioni come “evoluzione”.

È una realtà scientifica, però, che le variazioni all’interno di una specie non sono evoluzione. Per esempio, indipendentemente dal numero razze di cani esistenti, questi rimarranno sempre una singola specie. Non ci sarà mai alcuna transizione da una specie distinta ad un’altra.

Le variazioni avvengono sempre entro i limiti dell'informazione genetica. Tale limite, in genetica, è detto "pool genetico", o "fondo comune di geni". Tutte le caratteristiche presenti nel pool genetico di una specie possono apparire in vari modi per variazione. Per esempio, a seguito della variazione, potrebbero comparire, in una specie rettile, varietà che presentano una coda più o meno lunga o zampe più corte, in quanto le informazioni per queste caratteristiche sono entrambe presenti nel pool genetico dei rettili. Nondimeno, le variazioni non trasformano questi ultimi in uccelli aggiungendovi le ali o le penne o mutando il loro metabolismo. Un tale cambiamento richiede un incremento delle informazioni genetiche degli esseri viventi, che non è assolutamente possibile nelle variazioni.

Darwin non era consapevole di questo fatto quando formulò la sua teoria. Egli credeva che non vi fossero limiti alle variazioni. In un articolo scritto nel 1844 afferma: "Molti autori sostengono che esista un limite alle variazioni in natura, benché io non sia in grado di scoprire un singolo fatto sul quale questa fede è fondata".143 Ne L'origine delle specie cita diversi esempi di variazioni come prove fondamentali a sostegno della sua teoria.

Ad esempio, secondo Darwin, gli allevatori di animali che accoppiavano diverse varietà di bovini per ottenere nuove varietà che producessero più latte, erano destinati infine a trasformarle in specie differenti. La nozione darwiniana di "variazione illimitata" è espressa con maggior chiarezza in un brano tratto da L'origine delle specie:

Non vedrei nessuna difficoltà che una razza di orsi per effetto della selezione naturale potesse diventare sempre più acquatica per struttura ed abitudini, con la bocca sempre più larga, fino a dar luogo ad un essere mostruoso come la balena.144

IL MITO DELLE BALENE CHE SI SONO EVOLUTE DAGLI ORSI
Nell'Origine della specie, Darwin affermò che le balene si sono evolute da orsi che tentavano di nuotare! Darwin supponeva erroneamente che le possibilità di variazione all'interno di una specie fossero illimitate. La scienza del ventesimo secolo ha dimostrato che questo scenario evoluzionistico è immaginario.

La ragione per cui Darwin ha citato un simile esempio deve essere ricondotta alla primitiva comprensione della scienza a lui contemporanea. Da allora, la scienza ha postulato il principio di "stabilità genetica" (omeostasi genetica) basata sui risultati degli esperimenti condotti su esseri viventi. Questo principio sostiene che, poiché tutti i tentativi di accoppiamento fatti per produrre nuove variazioni si sono rivelati inconcludenti, esistono rigide barriere tra le differenti specie di esseri viventi. Ciò significa che fu assolutamente impossibile per gli allevatori di animali trasformare il bestiame in specie differenti accoppiando diverse variazioni, come postulato da Darwin.

Norman Macbeth, che ha confutato il darwinismo nel suo libro Darwin Retried, scrive:

Il cuore del problema è se gli esseri viventi siano veramente variati illimitatamente... Le specie appaiono stabili. Tutti hanno sentito di allevatori delusi che hanno condotto il loro lavoro fino a un certo punto, per vedere poi gli animali o le piante tornare al punto da dove erano partiti. Nonostante gli strenui tentativi nel corso di due o tre secoli, non è mai stato possibile produrre una rosa blu o un tulipano nero.145

Luther Burbank, considerato l'allevatore più competente di tutti i tempi, esprime questo fatto quando afferma che "vi sono dei limiti allo sviluppo possibile, e questi obbediscono a una legge".146 Lo scienziato danese W. L. Johannsen riassume così la questione:

Le variazioni enfatizzate da Darwin e Wallace non possono essere selettivamente spinte oltre un certo limite, in quanto tale variabilità non contiene il segreto della "partenza indefinita".147

Allo stesso modo, i diversi fringuelli visti da Darwin sulle Isole Galápagos costituiscono un altro esempio della variazione, che non offre alcuna prova a sostegno dell'"evoluzione." Osservazioni recenti hanno rivelato che i fringuelli non subiscono una variazione illimitata, come supponeva la teoria di Darwin. Inoltre, la maggior parte dei diversi tipi di fringuelli che Darwin pensava rappresentassero 14 specie in realtà si accoppiano tra di loro e questo vuol dire che sono variazioni all'interno della stessa specie. L'osservazione scientifica dimostra che i becchi dei fringuelli, che sono stati mitizzati in quasi tutte le fonti evoluzionistiche, sono in realtà un esempio di "variazione"; non costituiscono, quindi, una prova a favore della teoria dell'evoluzione. Ad esempio, Peter e Rosemary Grant, che hanno passato anni a osservare le varietà dei fringuelli nelle Isole Galápagos alla ricerca di prove per l'evoluzione darwinista, furono costretti a concludere che nessuna "evoluzione" che comportasse l'emergere di tratti nuovi sia mai avvenuto lì.148

La resistenza agli antibiotici e l'immunità al DDT non sono prove dell'evoluzione

Uno dei concetti biologici che gli evoluzionisti si sforzano di presentare come prova per la loro teoria è la resistenza dei batteri agli antibiotici. Molte fonti evoluzioniste portano la resistenza agli antibiotici come "un esempio dello sviluppo degli esseri viventi mediante mutazioni vantaggiose". Un'affermazione simile viene fatta anche per gli insetti che hanno sviluppato immunità ad insetticidi come il DDT.

Tuttavia, gli evoluzionisti si sbagliano anche su questo argomento.

Gli evoluzionisti descrivono la resistenza dei batteri agli antibiotici come prova a favore dell’ evoluzione – ma in maniera ingannevole.
Gli antibiotici sono "molecole assassine" prodotte da microrganismi per combattere contro altri microrganismi. Il primo antibiotico fu la penicillina, scoperta da Alexander Fleming nel 1928. Fleming comprese che la muffa produceva una molecola che uccideva il batterio Staphilococcus, e questa scoperta segnò un punto di svolta nella medicina mondiale. Gli antibiotici derivati da microrganismi sono stati usati contro i batteri e i risultati sono stati positivi.

Presto venne fatta anche un'altra scoperta. Nel tempo, i batteri sviluppavano immunità agli antibiotici. Il meccanismo funziona così: una grossa parte dei batteri esposti agli antibiotici muore, ma altri, non influenzati dagli antibiotici, si replicano rapidamente e presto ricostituiscono l'intera popolazione. Così l'intera popolazione comincia a immunizzarsi agli antibiotici.

Gli evoluzionisti provano a presentare questo fatto come "l'evoluzione dei batteri mediante l'adattamento alle condizioni".

La verità, tuttavia, è molto diversa da questa interpretazione superficiale. Uno degli scienziati che ha fatto le ricerche più approfondite su questo argomento è il biofisico israeliano Lee Spetner, conosciuto anche per il suo libro Not by Chance ("Non per caso") pubblicato nel 1997. Spetner sostiene che l'immunità dei batteri si produce mediante due diversi meccanismi, ma nessuno dei due costituisce una prova per la teoria dell'evoluzione. Questi due meccanismi sono:

1) il trasferimento di geni di resistenza già esistenti nei batteri.

2) la produzione di resistenza come risultato della perdita di dati genetici a causa della mutazione.

Il professor Spetner spiega il primo meccanismo in un articolo pubblicato nel 2001:

"Alcuni microrganismi sono dotati di geni che garantiscono resistenza a questi antibiotici. Questa resistenza può prendere la forma della degradazione della molecola antibiotica o della sua espulsione dalla cellula... Gli organismi che hanno questi geni possono trasferirli ad altri batteri rendendoli altrettanto resistenti. Sebbene il meccanismo di resistenza sia specifico a un antibiotico particolare, la maggior parte dei batteri patogeni sono... riusciti ad accumulare parecchi insiemi di geni che garantiscono loro resistenza ad una varietà di antibiotici".149

Spetner quindi continua dicendo che questa non è una "prova dell'evoluzione":

"L'acquisizione di resistenza agli antibiotici in questa maniera... non è del tipo che può servire come prototipo per le mutazioni necessarie a spiegare l'Evoluzione. I cambiamenti genetici che potrebbero illustrare quella teoria non soltanto devono aggiungere informazioni al genoma del batterio, ma devono aggiungere anche nuove informazioni al biocosmo. Il trasferimento orizzontale di geni non fa altro che diffondere dei geni che esistono già in alcune specie". 150

Quindi in questo caso non possiamo parlare affatto di evoluzione, perché non si produce alcuna nuova informazione genetica: le informazioni genetiche che già esistono sono semplicemente trasferite tra batteri.

Nemmeno il secondo tipo di immunità, che si produce come risultato della mutazione, è un esempio di evoluzione. Scrive Spetner:

"... Un microrganismo a volte può assumere una resistenza agli antibiotici mediante una sostituzione casuale di un singolo nucleotide... La streptomicina, che fu scoperta da Selman Waksman e Albert Schatz e studiata per la prima volta nel 1944, è uno degli antibiotici contro cui i batteri possono acquisire resistenza in questa maniera. Ma per quanto la mutazione che essi subiscono nel processo sia benefica per il microrganismo in presenza della streptomicina, non può servire come prototipo per il genere di mutazioni necessarie per la TND (Teoria Neodarwinista). Il tipo di mutazione che garantisce la resistenza alla streptomicina è evidente nel ribosoma e degrada il suo antagonista molecolare con la molecola antibiotica. Questo cambiamento nella superficie del ribosoma del microrganismo impedisce che la molecola di streptomicina si fissi e compia la sua funzione antibiotica. Ne risulta che questa degradazione è una perdita di specificità e quindi una perdita di informazioni. Il punto principale è che (l'Evoluzione) non si può ottenere mediante mutazioni di questo genere, non importa quante volte si riproducano. L'evoluzione non si può costruire accumulando mutazioni che degradano soltanto la specificità". 151

Per riassumere, una mutazione che si verifichi sul ribosoma di un batterio rende quel batterio resistente alla streptomicina. La ragione di ciò è la "decomposizione" del ribosoma mediante mutazione. Cioè, nessuna nuova informazione genetica viene aggiunta al batterio. Al contrario, la struttura del ribosoma è decomposta, in altre parole il batterio diventa "disabile" (inoltre, è stato scoperto che il ribosoma del batterio mutato è meno funzionale di quello di un batterio normale). Poiché questa "disabilità" evita che l'antibiotico si fissi sul ribosoma, si sviluppa una "resistenza antibiotica".

Infine, non c'è alcun esempio di mutazione che "sviluppi le informazioni genetiche".

La stessa situazione si rivela vera per l'immunità che gli insetti sviluppano nei confronti del DDT e di insetticidi simili. Nella maggior parte di questi casi, vengono utilizzati i geni immunitari che già esistono. Il biologo evoluzionista Francisco Ayala ammette questo fatto, e dice: "le varianti genetiche richieste per la resistenza ai diversi tipi di pesticidi apparentemente erano presenti in ciascuna delle popolazioni esposte a questi composti creati dall'uomo". 152

Altri esempi spiegati dalla mutazione, proprio come con la mutazione del ribosoma di cui sopra, sono i fenomeni che causano un "deficit di informazione genetica" negli insetti.

In questo caso non si può sostenere che il meccanismo dell'immunità nei batteri e negli insetti costituisca una prova per la teoria dell'evoluzione. Questo perché la teoria dell'evoluzione è basata sull'asserzione che gli esseri viventi si sviluppano attraverso mutazioni. Tuttavia, Spetner spiega che né l'immunità antibiotica né alcun altro fenomeno biologico indica un tale esempio di mutazione:

"Le mutazioni necessarie per la macro-evoluzione non sono mai state osservate. Nessuna mutazione casuale che possa rappresentare le mutazioni richieste dalla Teoria Neodarwinista e che sia stata esaminata al livello molecolare ha aggiunto alcuna informazione. La domanda che pongo è: le mutazioni osservate sono del genere che richiede la teoria come supporto? La risposta che ne risulta è: NO! 153

La falsità degli organi vestigiali

Tutti gli esempi di organi vestigiali sono stati smentiti nel corso del tempo. Per esempio, ai giorni nostri, è stato dimostrato che la piega semicircolare dell'occhio, che fu citata nell‘Origine delle specie come struttura vestigiale, è pienamente funzionale, anche se la sua funzione era sconosciuta al tempo di Darwin. Questo organo lubrifica il globo oculare.

Per lungo tempo, il concetto di "organi vestigiali" appariva frequentemente nella letteratura evoluzionista come "prova" dell'evoluzione. Venne, infine, messo a riposo quando fu dimostrata la sua invalidità. Molti evoluzionisti, tuttavia, vi credono ancora e qualcuno tenta talvolta di proporre gli "organi rudimentali" come valida giustificazione della sua teoria.

Tale nozione fu avanzata per la prima volta un secolo fa. Come direbbero gli evoluzionisti, nei corpi di alcune creature, é esistito un certi numero di organi non funzionali. Questi organi erano stati ereditati dai progenitori ed erano gradualmente divenuti rudimentali a seguito del mancato uso.

L'intera ipotesi è alquanto anti-scientifica ed è interamente fondata su una conoscenza insufficiente. Questi "organi non funzionali" erano in realtà organi le cui "funzioni non erano ancora state scoperte". Ciò è confermato dal graduale, seppur sostanziale, decremento della lunga lista di organi rudimentali citati dagli evoluzionisti. S. R. Scadding, per quanto evoluzionista, confermò la validità di questo fatto in un articolo dal titolo "Possono gli organi rudimentali costituire una prova dell'evoluzione?" pubblicato sulla rivista Evolutionary Theory:

Dal momento che non è possibile identificare senza ambiguità strutture inutili e dal momento che la struttura dell'argomento utilizzata non è scientificamente valida, concludo che gli "organi vestigiali" non forniscono alcuna prova speciale per la teoria dell'evoluzione.154

La lista di organi rudimentali compilata dall'anatomista tedesco R. Wiedersheim nel 1895 comprese approssimativamente 100 organi, inclusi l'appendice e il coccige. Grazie ai progressi della scienza, venne scoperto che tutti gli organi inclusi nella lista di Wiedersheim avevano in realtà funzioni molto importanti. Ad esempio, si scoprì che l'appendice, che si supponeva fosse un organo rudimentale, era in realtà un organo linfatico che combatteva le infezioni del corpo. Questo fatto venne chiarito nel 1997: "Altri organi corporei e tessuti - il timo, il fegato, la milza, l'appendice, il midollo osseo e piccoli cumuli di tessuti linfatici come le tonsille nella gola e le placche di Peyer nell'intestino tenue- fanno parte del sistema linfatico. Anch'essi aiutano il corpo nella lotta contro le infezioni."155

Aquile, pipistrelli e insetti hanno tutti le ali. Tuttavia, il solo fatto che posseggano organi simili non dimostra che si sono evoluti da un progenitore comune.
Venne, inoltre, scoperto che le tonsille, che erano state incluse nella lista, svolgevano un ruolo significativo nel proteggere la gola contro le infezioni, in particolare fino all'adolescenza. Si è anche compreso che il coccige, all'estremità della colonna vertebrale, sostiene le ossa attorno al bacino ed è il punto di convergenza di alcuni piccoli muscoli e perciò, non sarebbe stato possibile sedersi comodamente senza un coccige. Negli anni successivi, si scoprì che il timo stimolava il sistema immunitario nel corpo umano attivando le cellule T; che la ghiandola pineale era incaricata della secrezione di alcuni ormoni importanti; che la ghiandola tiroidea provvedeva alla solida crescita dei neonati e dei bambini; che la ghiandola pituitaria controllava il corretto funzionamento di molte ghiandole ormonali. Tutti questi erano un tempo considerati "organi rudimentali". Infine, è stato scoperto che la plica semilunare nell'occhio, che Darwin considerò un organo rudimentale, svolge in realtà il compito di pulire e lubrificare il globo oculare.

Quanto affermato dagli evoluzionisti riguardo agli organi rudimentali conteneva un grave errore logico. Come si è detto, essi affermavano che tali organi erano stati ereditati dai progenitori. Molti organi "rudimentali" non erano, tuttavia, presenti in quelle specie che si consideravano gli antenati degli esseri umani! Ad esempio, l'appendice non esiste in alcune specie di scimmie. Il noto biologo H. Enoch, che mise in dubbio la suddetta teoria, evidenziò l'errore logico in essa insito con le seguenti parole:

Le grandi scimmie possiedono un'appendice, mentre non è così per i loro parenti meno diretti, le scimmie inferiori; ma appare di nuovo tra i mammiferi ancora inferiori, quali l'opossum. Come possono spiegare tutto ciò gli evoluzionisti?156

Semplicemente, lo scenario degli organi rudimentali avanzato dagli evoluzionisti contiene una moltitudine di seri errori di logica ed è stato scientificamente confutato. Non esiste alcun organo rudimentale ereditato nel corpo umano, dal momento che gli esseri umani non si sono evoluti da altre creature per azione del caso ma furono creati nella loro attuale, completa e perfetta forma.

 

143 Loren C. Eiseley, The Immense Journey, Vintage Books, 1958,
p. 186.
144 Charles Darwin, The Origin of Species: A Facsimile of the First Edition, Harvard University Press, 1964, p. 184.
145 Norman Macbeth, Darwin Retried: An Appeal to Reason, Harvard Common Press, New York: 1971, p. 33.
146 Ibid, p. 36.
147 Loren Eiseley, The Immense Journey, Vintage Books, 1958.
p. 227.
148 H. Lisle Gibbs and Peter R. Grant, "Oscillating selection on Darwin's finches", Nature, 327, 1987, pp. 513; per ulteriori informazioni, si veda Jonathan Wells, Icons of Evolution, 2000, pp. 159-175.
149 Lee Spetner, "Lee Spetner/Edward Max, Dialogue: Continuing an exchange with Dr. Edward E. Max", 2001, http://www.trueorigin.org/spetner2.ap
150 Ibid.
151 Ibid.
152 Francisco J. Ayala, "The Mechanisms of Evolution", Scientific American, Vol 239, September 1978, p. 64.
153 Dr. Lee Spetner, "Lee Spetner/Edward Max Dialogue: Continuing an exchange with Dr. Edward E. Max", 2001, http://www.trueorigin.org/spetner2.ap
154 S. R. Scadding, "Do 'Vestigial Organs' Provide Evidence for Evolution?", Evolutionary Theory, Vol 5, maggio 1981, p. 173.
155 The Merck Manual of Medical Information, Home edition, New Jersey: Merck & Co., Inc. The Merck Publishing Group, Rahway, 1997.
156 H. Enoch, Creation and Evolution, New York: 1966, pp. 18-19.