RELATIVITA DEL TEMPO E
REALTA DEL FATO
Tutto quanto si è detto sopra dimostra che in realtà
non esiste alcuno "spazio tridimensionale", che si rivela
un pregiudizio ispirato dalle percezioni, mentre l'uomo conduce
la sua vita intera in una condizione "priva di spazio".
Asserire il contrario significherebbe ancorarsi ad una fede superstiziosa
rimossa dalla ragione e dalla verità scientifica, in quanto non
si ha alcuna prova valida dell'esistenza di un mondo materiale tridimensionale.
Questo fatto confuta il primario assunto della filosofia
materialistica, il quale costituisce il fondamento della teoria
evoluzionista, ovverosia che la materia sia assoluta ed eterna.
Il secondo assunto è la supposizione che il tempo sia assoluto ed
eterno. Come il primo, anche questo è una superstizione.
La percezione del tempo
Quella percezione che chiamiamo tempo è, in realtà,
un metodo con il quale un momento è comparato ad un altro. Ciò può
spiegarsi con un esempio. Quando una persona colpisce un oggetto,
sente un rumore particolare; quando lo colpisce cinque minuti dopo,
il rumore che sente è diverso. La persona percepisce che tra il
primo suono e il secondo vi è un intervallo e ciò chiama "tempo".
Tuttavia, nel momento in cui sente il secondo suono, il primo non
è più di un'immaginazione nella sua mente. È soltanto una minima
informazione nella sua memoria. La persona formula la percezione
del "tempo" comparando il momento in cui vive con ciò
che è contenuto nella sua memoria. Se tale confronto non avvenisse,
non vi potrebbe essere neppure la percezione del tempo.
Similmente si compie un confronto quando si vede qualcuno
entrare in una camera attraverso la porta e sedersi su una poltrona
posta al centro. Nel momento in cui la persona si siede, le immagini
relative agli attimi precedenti sono coordinate come minime informazioni
nel cervello. La percezione del tempo avviene quando si compara
l'uomo che si siede sulla poltrona con le altre informazioni di
cui si è in possesso.
In breve, il tempo perviene all'esistenza come risultato del confronto
effettuato tra alcune illusioni immagazzinate nel cervello. Se l'uomo
non avesse una memoria, il suo cervello non compirebbe tali interpretazioni
e quindi neppure la percezione del tempo potrebbe formarsi. La ragione
per cui si afferma di avere una determinata età è dovuta al fatto
che nella mente si sono accumulate informazioni relative a un certo
numero di anni. Se la memoria non esistesse, non si penserebbe all'esistenza
di un simile periodo di tempo precedente, in quanto si farebbe diretta
esperienza soltanto del singolo "momento" in cui si vive.
La spiegazione scientifica dell'atemporalità
Tentiamo di chiarire l'argomento citando alcune spiegazioni
in proposito addotte da vari scienziati e studiosi. Riguardo al
tema del flusso a ritroso del tempo, il noto intellettuale insignito
del premio Nobel, il professore di genetica François Jacob, scrive
nel suo libro Le Jeu des Possibles:
I film proiettati all'indietro ci permettono
di immaginare un mondo nel quale il tempo fluisca a ritroso. Un
mondo in cui il latte si separi dal caffè e salti fuori dalla
tazza per raggiungere la lattiera; un mondo in cui i raggi di
luce siano emessi dai muri per essere raccolti in una trappola
(centro di gravità) invece di scaturire da una fonte di luce;
un mondo in cui una pietra raggiunga la palma della mano di un
uomo grazie alla sorprendente cooperazione di innumerevoli gocce
d'acqua che le permettano di emergere d'improvviso. In un mondo
in cui il tempo ha caratteristiche così opposte, i processi del
nostro cervello e il modo in cui la memoria coordina le informazioni
potrebbero similmente funzionare all'indietro. Ciò è anche vero
per il passato e per il futuro e il mondo ci apparirebbe esattamente
come ci appare ora.1
Dal momento che il nostro cervello è abituato a una certa sequenza
di eventi, il mondo non opera secondo le modalità dell'esempio precedente
e noi riteniamo quindi che il tempo fluisca sempre in avanti. Nondimeno,
questa è una decisione presa nel cervello e perciò del tutto relativa.
In verità, non possiamo conoscere se e come il tempo fluisca. Questo
fatto rivela che il tempo non è una realtà assoluta, ma soltanto
una sorta di percezione.
La relatività del tempo è un fatto provato anche dal più importante
fisico del XX secolo, Albert Einstein. Lincoln Barnett ha scritto
nel suo libro dal titolo The Universe and Dr. Einstein:
Insieme allo spazio assoluto, Einstein
scartò anche il concetto di tempo assoluto -di un costante, invariabile,
inesorabile, universale fluire del tempo, procedente da un passato
infinito verso un futuro infinito. Buona parte dell'oscurità che
ha circondato la teoria della relatività deriva dalla riluttanza
dell'uomo a riconoscere che il senso del tempo, come il senso
del colore, è una forma di percezione. Come lo spazio è semplicemente
un ordine possibile di oggetti materiali, così il tempo è un semplice
ordine di eventi. La soggettività del tempo è spiegata nel modo
migliore dalle parole stesse di Einstein: "L'esperienza di
un individuo ci appare ordinata in una serie di eventi, in cui
il singolo evento che ricordiamo si mostra costituito secondo
il criterio di un "prima" e di un "dopo".
Esiste, quindi, per l'individuo, un io-tempo, o tempo soggettivo.
Questo è intrinsecamente non misurabile. È senz'altro possibile
associare dei numeri a degli eventi, in modo tale che il numero
più elevato sia associato all'evento più recente piuttosto che
a quello precedente.2
Einstein stesso ha indicato che "lo spazio e il tempo sono forme
di intuizione, che non possono essere separate dalla consapevolezza
più di quanto lo possano i nostri concetti di colore, forma o dimensione."
Secondo la teoria della relatività generale "il tempo non ha
un'esistenza indipendente, a parte l'ordine di eventi con cui lo misuriamo."3
Poiché il tempo consiste di percezioni, dipende
interamente da chi percepisce ed è quindi relativo.
La velocità con cui passa il tempo differisce
in base ai riferimenti assunti per misurarlo, in quanto non esiste
un orologio naturale nel corpo umano che indichi con precisione
con che rapidità esso scorra. Come Lincoln Barnett ha scritto: "Come
non può esistere una cosa simile al colore senza un occhio che la
percepisca, così un istante, un'ora o un giorno non esistono senza
un evento che li contraddistingua."4
La relatività del tempo viene chiaramente sperimentata nel corso
dell'attività onirica. Per quanto ciò che vediamo nei sogni sembra
che duri per ore, in realtà, perdura soltanto pochi minuti o addirittura
secondi.
La considerazione di un esempio ci permetterà di approfondire l'argomento.
Pensiamo di essere stati posti in una stanza con una singola finestra
specificamente disegnata. Ivi restiamo reclusi per un certo lasso
di tempo. Immaginiamo che in essa vi sia un orologio che ci permetta
di considerare la quantità di tempo trascorsa. Contemporaneamente,
dalla finestra siamo in grado di osservare il sorgere e il calare
del sole a determinati intervalli. Pochi giorni dopo, se ci chiedessero
quanto tempo avessimo trascorso nella stanza, risponderemmo sia
sulla base delle informazioni da noi raccolte consultando l'orologio
sia considerando quante volte il sole fosse sorto e tramontato.
Per esempio, potremmo stimare di avervi passato tre giorni. Nondimeno,
se colui che ci avesse chiuso nella stanza ci dicesse che fossero
trascorsi soltanto due giorni e che il ciclo del sole osservato
attraverso la finestra fosse stato prodotto falsamente da una macchina
simulatrice e che l'orologio fosse stato regolato in modo tale da
scorrere più velocemente, allora il nostro calcolo sarebbe privo
di valore.
Questo esempio conferma che le informazioni di cui disponiamo sull'ammontare
di tempo trascorso si basano su riferimenti relativi. La relatività
del tempo è un fatto provato anche dalla metodologia scientifica.
La teoria della relatività generale di Einstein afferma che la velocità
del tempo cambia in base alla velocità dell'oggetto e alla distanza
dal centro di gravità. Con l'aumentare della velocità, il tempo
si abbrevia, si comprime e rallenta come se giungesse al punto di
"arresto".
Consideriamo ora un esempio addotto da Einstein stesso. Immaginiamo
due gemelli, uno dei quali dimora sulla terra, mentre l'altro viaggia
nello spazio ad una velocità vicina a quella della luce. Al suo
ritorno, il viaggiatore vedrà che il fratello è invecchiato molto
più di lui. La ragione è che il tempo fluisce più lentamente per
una persona che viaggia ad una velocità prossima a quella della
luce. Se lo stesso esempio fosse adattato ad un padre che viaggiasse
nello spazio e al figlio che abitasse sulla terra, qualora il padre
avesse ventisette anni al momento della sua partenza e il figlio
tre, al suo ritorno, trent'anni dopo (tempo terrestre), il figlio
avrebbe 33 anni ma il padre soltanto 30.5
È necessario far rilevare che tale relatività del tempo non è causata
da una riduzione o accelerazione della velocità degli orologi o
dalla marcia lenta di una molla meccanica. È piuttosto il risultato
di differenziati periodi di operazione dell'intero sistema materiale
che procede alla profondità delle particelle sub-atomiche. In altre
parole, l'abbreviamento del tempo non è simile alla proiezione rallentata
di una pellicola per colui che ne fa esperienza. In una situazione
di tempo abbreviato, il battito cardiaco, la riproduzione delle
cellule, le funzioni cerebrali e tutte le altre operano più lentamente
di quelle di una persona residente sulla terra. La persona vive
la sua normale quotidianità senza rendersi conto dell'abbreviamento
del tempo, che diviene evidente soltanto in caso di confronto.
La relatività nel Corano
La conclusione a cui siamo condotti dalle scoperte della scienza
moderna è che il tempo non è un fatto assoluto, come sostenuto dai
materialisti, ma soltanto una percezione relativa. È importante
rilevare, inoltre, che questa realtà, prima di essere scoperta dalla
scienza moderna nel corso del XX secolo, fu rivelata al genere umano
quattordici secoli orsono nel Corano, ove sono contenuti numerosi
riferimenti alla relatività del tempo.
Molti versetti del Libro descrivono il tempo come una percezione
psicologica dipendente da eventi, luoghi e condizioni. Per esempio,
la brevità della vita umana:
Nel Giorno in cui vi chiamerà, Gli risponderete
lodandoLo e crederete di essere vissuti ben poco. (Surat Al-Isrâ,
52)
Il Giorni in cui li riunirà, sarà come se fossero rimasti solo
un'ora e si riconosceranno tra loro. (Surah Yunûs, 45)
In alcuni versetti è detto che gli uomini percepiscono il tempo
in modo differente e che talvolta un breve periodo di tempo può
apparire molto lungo. La seguente conversazione tra diverse persone
che attendono al loro giudizio nell'Al di là offre un buon esempio:
Dirà: "Quanti anni siete rimasti
sulla terra?". Risponderanno: "Siamo rimasti un giorno,
o parte di un giorno. Interroga coloro che tengono il computo".
Dirà: "Davvero siete rimasti ben poco. Se lo aveste saputo!".
(Surat Al-Mu'minûn, 112-114)
Altrove si afferma che il tempo può procedere ad andatura differente
rispetto a situazioni diverse:
Ti chiedono di affrettare il castigo.
Giammai Allah mancherà alla Sua promessa. Invero un solo giorno
presso il tuo Signore vale come mille anni di quelli che contate.
(Surat Al-Hajj, 47)
Gli angeli e lo Spirito ascendono a
Lui in un giorno la cui durata è di cinquantamila anni. (Surat
Al-Ma'ârij, 4)
Questi versetti sono evidenti espressioni della relatività del tempo.
Che la scienza abbia compreso solo recentemente quanto fu comunicato
all'uomo 1400 anni fa per mezzo del Corano è una prova della sua rivelazione
da parte di Allah, il Quale comprende tutto il tempo e lo spazio.La
narrazione in molti altri versetti del Corano rivela che il tempo
è una percezione. Ciò è particolarmente evidente nelle storie. Ad
esempio, Allah ha mantenuto i compagni della Caverna, un gruppo di
credenti menzionato nel Corano, in uno stato di sonno profondo per
più di tre secoli. Quando vennero risvegliati, credettero di avere
dormito soltanto per breve tempo, non potendo immaginare quanto si
fosse prolungato tale stato:
Rendemmo sorde le loro orecchie, [rimasero]
nella caverna per molti anni. Li resuscitammo poi, per vedere
quale delle due fazioni meglio computasse il tempo che avevano
trascorso. (Surat Al-Kahf, 11-12)
Li resuscitammo infine perché si interrogassero
a vicenda. Disse uno di loro: ""Quanto tempo siete rimasti?".
Dissero: "Siamo rimasti una giornata o parte di una giornata".
Dissero: "Il vostro Signore sa meglio quanto siete rimasti...
(Surat Al-Kahf, 19)
La situazione descritta nel versetto seguente prova che il tempo è
in realtà una percezione psicologica.
colui che passando presso una città
in completa rovina [disse]: "Come potrà Allah ridarle la
vita dopo che è morta?". Allah allora lo fece morire per
cento anni, poi lo resuscitò e gli chiese: "Quanto [tempo]
sei rimasto?". Rispose: "Rimasi un giorno o una parte
di esso". "No, disse Allah, sei rimasto cento anni.
Guarda il tuo cibo e la tua acqua, sono intatti; poi guarda il
tuo asino, [Ti mostriamo tutto ciò] affinché tu divenga un segno
per gli uomini. Guarda come riuniamo le ossa e come le rivestiamo
di carne." Davanti all'evidenza disse: "So che Allah
è Onnipotente". (Surat Al-Baqara, 259)
Allah, Che ha creato il tempo, ne è libero. L'uomo, al contrario,
è limitato da esso secondo l'ordine di Allah. Come è scritto nel
versetto, l'uomo non è neppure capace di conoscere quanto tempo
ha dormito. In uno stato simile, affermare che il tempo è assoluto
(come i materialisti) è irragionevole.
Il destino
La relatività del tempo chiarisce un argomento di estrema importanza.
La relatività è così variabile che un periodo di tempo che a noi
appare della durata di miliardi di anni, potrebbe durare soltanto
un secondo in un'altra dimensione. Addirittura, l'intero corso dell'universo,
dalla sua nascita alla sua morte, potrebbe essere inferiore al secondo.
Ciò costituisce l'essenza del concetto di destino -un concetto
che è stato frainteso dalla maggior parte della gente, in special
modo dai materialisti, i quali lo negano completamente. Il destino
è la perfetta conoscenza da parte di Allah di tutti gli eventi passati
o futuri. Molti si chiedono come Allah possa conoscere in anticipo
gli eventi che non sono ancora accaduti, non riuscendo quindi a
comprendere l'autenticità del destino. Nondimeno, gli "eventi
che non sono ancora accaduti" sono tali solo per noi. Allah
non è legato al tempo o allo spazio, in quanto Egli stesso li ha
creati. Per questa ragione, il passato, il futuro e il presente
sono la stessa cosa per Lui e tutto ha già avuto luogo ed è finito.
Lincoln Barnett spiega come la teoria della relatività generale
conduca a tali conclusioni nel suo libro The Universe and Dr. Einstein;
secondo l'autore, l'universo può essere "compreso nella sua
intera maestà solo da un'intelligenza cosmica".6
La volontà che Barnett chiama "intelligenza cosmica" è
la sapienza e la conoscenza di Allah, Che prevale sull'intero universo.
Come cogliamo facilmente le varie fasi di governo di un dominatore,
dall'inizio alla fine, come un'unità, così Allah conosce il tempo
a cui siamo soggetti in ogni singolo momento. Gli uomini subiscono
gli incidenti solo al tempo prestabilito e testimoniano in essi
il fato di Allah.
È importante attirare l'attenzione sulla superficialità della distorta
comprensione del destino prevalente nella società. È diffusa la
credenza superstiziosa che Allah abbia determinato per ogni uomo
un "destino" che talvolta possa essere cambiato. Per esempio,
nel caso di un paziente che si riprenda dopo essere stato in fin
di vita, si dice comunemente che " è sfuggito al suo destino".
Nessuno, tuttavia, è in grado di mutare il proprio destino. Questi
evidentemente non doveva morire in quel momento. È ancora il destino
a ingannare quanti credono di sfuggirgli.
Il destino è l'eterna conoscenza di Allah, per il Quale tutto è
determinato e finito. Egli conosce il tempo in ogni sua singola
frazione e su di esso prevale. Si comprende quindi quanto è detto
nel Corano che il tempo è una cosa sola per Allah: alcuni fatti
destinati ad accadere nel futuro sono narrati come se fossero già
accaduti. Per esempio, i versetti che descrivono la resa dei conti
ad Allah nel Giorno del Giudizio:
Si soffia nel corno e cadono folgorati
tutti coloro che sono nei cieli e sulla terra, eccetto coloro
che Allah vuole. Quindi si soffia una seconda volta e tutti si
alzano in piedi a guardare. La terra risplende della luce del
suo Signore, si apre il Registro e vengono condotti i profeti
e i testimoni. Si giudica con equità e nessuno subisce torto...
I miscredenti sono condotti in gruppi all'Inferno... E coloro
che hanno temuto il loro Signore sono condotti in gruppi in Paradiso...
(Surat Az-Zumar, 68-73)
Dello stesso soggetto trattano anche altri versetti:
Ogni anima viene accompagnata da una
guida e da un testimone. (Surah Qaf, 21)
E si spacca il cielo, così fragile in
quel Giorno. (Surat Al-Hâqqah, 16)
Li compensa del loro perseverare con
il Giardino e la seta. Adagiati su alti divani non devono subire
né il sole né il freddo pungente. (Surat Al-Insân, 12-13)
...e appare la fornace, per chi può
vederla. (Surat An-Nâzi'ât, 36)
Oggi invece sono i credenti a ridere
dei miscredenti. (Surat Al-Mutaffifîn, 34)
Gli iniqui vedono il fuoco. Capiscono
allora di stare per cadervi e non hanno alcuno scampo. (Surat
Al-Kahf, 53)
Come si può vedere, eventi destinati ad accadere dopo la nostra morte
(dal nostro punto di vista) vengono riferiti come già trascorsi nel
Corano. Allah non è delimitato dalla struttura temporale in cui noi
siamo confinati. Allah ha determinato tutto ciò nell'atemporale. Gli
uomini hanno già vissuto le loro vite. Ogni evento, piccolo o grande,
è parte della conoscenza di Allah ed è registrato in un libro:
In qualunque situazione ti trovi, qualunque
brano del Corano reciti e qualunque cosa facciate, Noi siamo testimoni
al momento stesso in cui la fate. Al tuo Signore non sfugge neanche
il peso di un atomo sulla terra o nel cielo; non c'è cosa alcuna
più piccola o più grande di ciò, che non sia [registrata] in un
Libro esplicito. (Surah Yûnus, 61)
L'inquietudine dei materialisti
Gli argomenti trattati in questo capitolo, vale a dire la verità
che sottende la materia, l'atemporalità e l'assenza dello spazio
sono estremamente chiari. Come già si è detto, ciò non costituisce
assolutamente una sorta di filosofia o un modo di pensare, si tratta
piuttosto di fatti innegabili. Oltre ad essere una realtà tecnica,
la ragione e la logica non ammettono altre alternative: l'universo,
con tutta la materia che lo compone e tutti gli uomini che in esso
vivono, è un'illusione. È una serie di percezioni.
I materialisti hanno enormi difficoltà di comprensione. Riconsideriamo
l'esempio dell'autobus addotto da Politzer: sebbene quest'ultimo
sappia di non poter evadere dall'ambito delle sue percezioni, ammette
questa realtà solo in certi casi. Ovverosia, per Politzer gli eventi
hanno luogo nel cervello fino al momento dell'incidente, da allora
in poi le cose escono dal cervello e assumono una realtà fisica.
A questo punto, il difetto logico è molto chiaro: Politzer ha commesso
lo stesso errore del filosofo materialista Johnson, il quale ha
detto: "Se colpisco il sasso, il piede mi duole, quindi esiste";
non ha capito che lo shock provato nell'impatto con l'autobus è
in realtà una semplice percezione.
La ragione subliminale per cui i materialisti non possono comprendere
questo soggetto è la paura di ciò che in tal caso dovrebbero accettare.
Lincoln Barnett scrive che questo fatto è stato "scorto"
da alcuni scienziati:
Insieme alla riduzione di tutta la realtà oggettiva
ad un mondo umbratile di percezioni operata da alcuni filosofi,
anche gli scienziati sono divenuti consci dell'allarmante limitazione
dei sensi umani.2
Ogni riferimento al fatto che la materia e il tempo siano soltanto
una percezione provoca un grande timore presso i materialisti, in
quanto queste costituiscono le uniche nozioni assolute sulle quali
si fondano e che, in un certo senso, idolatrano. Essi credono di
essere stati creati dalla materia e dal tempo (tramite l'evoluzione).
Quando pensano che l'universo in cui credono di vivere, il mondo,
il loro stesso corpo, gli altri uomini, le idee dei filosofi materialisti
da cui sono stati influenzati, in breve, tutto sia una percezione,
sono pervasi dall'orrore. Tutto ciò da cui dipendono, in cui credono
e a cui ricorrono svanisce d'impovviso. Provano la stessa disperazione
che, essenzialmente, proveranno nel Giorno del Giudizio, come è
descritta nel versetto: "In quel giorno offriranno ad Allah
la loro sottomissione e le loro invenzioni li abbandoneranno."
(Surat An-Nahl, 87)
Di fronte a questa scoperta i materialisti tentano di convincersi
della realtà della materia; a questo fine "costruiscono"
delle prove: fanno a pugni con il muro, calciano i sassi, urlano,
strillano, tuttavia non possono fuggire dalla realtà.
Come pretendono di rimuovere questa realtà dalla loro mente, così
tentano di fare anche con gli altri. Sono inoltre consapevoli che
se la vera natura della materia fosse conosciuta dalla gente in
generale, la primitività della loro filosofia e l'ignoranza della
loro visione del mondo diverrebbe palese a tutti, non lasciandogli
alcuna possibilità di razionalizzazione. Questi timori rappresentano
la causa della loro insofferenza verso i temi trattati in questo
libro.
Allah afferma che i timori dei miscredenti si intensificheranno
dopo la morte. Nel Giorno del Giudizio risuoneranno queste parole:
Nel Giorno in cui li raduneremo tutti,
diremo ai politeisti. "Dove sono gli associati che supponevate?".
(Surat Al-An'âm, 22)
Allora i miscredenti testimonieranno che le loro proprietà, i loro
figli e gli amici che avevano ritenuto reali e avevano associato
ad Allah li abbandoneranno e scompariranno:
Guarda come si smentiscono! Come le loro calunnie
li abbandoneranno! (Surat Al-An'âm, 24)
Il profitto dei credenti
Mentre i materialisti sono turbati dal fatto che la materia e il
tempo sono una percezione, i credenti ne sono allietati, in quanto
questa realtà è la chiave che permette di svelare tutti i segreti.
Con essa è possibile gettar luce su ciò che prima appariva oscuro.
Come si è detto, sarà facile trovare una risposta a questioni come
la morte, il Paradiso, l'Inferno, l'altro mondo, o a domande importanti
quali "Dov'è Allah?", "Che cosa c'era prima di Allah?",
"Chi ha creato Allah?", "Quanto durerà la vita nel
cimitero?", "Dove sono il Paradiso e l'Inferno?".
Si comprenderà in che modo Allah ha creato l'intero universo dal
nulla. Le domande relative al "quando" e al "dove"
diventeranno insignificanti poiché non avrà più senso parlare di
tempo o spazio. Qualora si capisca che lo spazio non esiste, allora
sarà possibile comprendere che l'Inferno, il Paradiso e la terra
sono attualmente nello stesso luogo. Intesa l'atemporalità, si comprenderà
che tutto avviene nello stesso momento: niente è in attesa e il
tempo non scorre, poiché tutto è già accaduto e finito.
Scoperto questo segreto, il mondo diviene come il Paradiso per il
credente. Tutte le preoccupazioni materiali, le ansietà e le paure
svaniscono. L'uomo comprende che l'intero universo ha un singolo
Sovrano, il Quale governa il mondo fisico a Suo piacimento e a Cui
bisogna volgersi. Si sottomette quindi ad Allah per dedicarsi al
Suo servizio.
Comprendere il segreto è il più grande profitto al mondo.
Grazie ad esso viene svelata una realtà di estrema importanza menzionata
nel Corano, il fatto che "Allah è più vicino all'uomo della
sua vena giugulare" (Surah Qâf, 16). Come tutti sanno, la vena
giugulare è all'interno del corpo. Che cosa può essere più vicino
all'uomo di ciò che si trova al suo interno? Tale situazione può
essere facilmente spiegata per mezzo dell'atemporalità. Anche questo
versetto può essere compreso meglio alla luce di questo segreto.
Questa è la verità. Dovrebbe essere ben dimostrato che non vi è
alcuno che possa provvedere e recare aiuto all'uomo se non Allah;
Egli è il Solo essere assoluto in cui cercare rifugio, a Cui chiedere
aiuto e su cui contare per una ricompensa.
Ovunque ci volgiamo, ivi è la presenza di Allah.
  
1.
François Jacob, Le Jeu des Possibles, University of Washington Press,
1982, p.111
2.
Lincoln Barnett, The Universe and Dr.Einstein, William Sloane Associate,
New York, 1948, pp. 52-53
3.
Lincoln Barnett, The Universe and Dr.Einstein, William Sloane Associate,
New York, 1948, p.17
4.
Lincoln Barnett, The Universe and Dr.Einstein, William Sloane Associate,
New York, 1948, p.58.
5.
Paul Strathern, The Big Idea: Einstein and Relativity, Arrow Books,
1997, p. 57
1.
Lincoln Barnett, The Universe and Dr.Einstein, William Sloane Associate,
New York, 1948, p.84
2.
Lincoln Barnett, The Universe and Dr.Einstein, William Sloane Associate,
New York, 1948, pp.17-18
|