LA FAVOLA DELLA TRANZIONE
DALL'ACQUA
ALLA TERRA
Gli evoluzionisti presumono che gli invertebrati marini
apparsi nello strato cambriano si siano in qualche modo evoluti
in pesci nel corso di dieci milioni di anni. Tuttavia, così come
gli invertebrati cambriani non hanno antenati, non vi sono vincoli
di transizione tali da rivelare un simile processo evolutivo. Si
noti che gli invertebrati e i pesci presentano enormi differenze
strutturali. Mentre i primi hanno i loro tessuti duri all'esterno
dei loro corpi, i pesci, che sono vertebrati, li hanno all'interno.
Siffatta enorme "evoluzione" avrebbe richiesto miliardi
di passi per essere portata a compimento e dovrebbe essere testimoniata
da altrettante forme di transizione.
Gli evoluzionisti hanno scavato gli strati fossili
per circa 140 anni alla ricerca di queste ipotetiche forme. Hanno
scoperto milioni di fossili di invertebrati e di pesci, ma nessuno
ha mai rinvenuto neppure una testimonianza di tale forma intermedia.
Un paleontologo evoluzionista, Gerald T. Todd ammette
un fatto analogo in un articolo dal titolo "L'evoluzione del
polmone e l'origine dei pesci dotati di ossa":
Tutte e tre le suddivisioni dei
pesci dotati di ossa appaiono per la prima volta tra le testimonianze
fossili approssimativamente nello stesso periodo. Essi si presentano
già ampiamente divergenti morfologicamente e pesantemente corazzati.
Come ebbero origine? Che cosa permise loro una così ampia differenziazione?
Come poterono giungere ad avere una corazza pesante? Perché non
vi è traccia di precedenti forme intermedie?
38
Lo scenario evolutivo avanza di un
passo e sostiene che i pesci, evolutisi dagli invertebrati, si siano
quindi trasformati in anfibi. Anche in questo caso, tuttavia, mancano
le prove. Non vi è neppure un singolo fossile in grado di dimostrare
l'esistenza di una creatura per metà pesce e per metà anfibio. Robert
L. Carroll, un paleontologo evoluzionista e un’autorità nel campo
della paleontologia dei vertebrati, è costretto a riconoscerlo.
Ha scritto un libro classico, Vertebrate Paleontology and Evolution
(“Paleontologia dei vertebrati ed evoluzione”), in cui afferma che
“i primi rettili erano molto diversi dagli anfibi, e i loro antenati
non sono stati ancora trovati”. Nel suo libro più recente, Patterns
and Processes of Vertebrate Evolution (“Modelli e processi
di evoluzione dei vertebrati”), pubblicato nel 1997, egli ammette,
"non abbiamo alcun fossile intermedio tra il pesce ripidistiano
e i primi anfibi."39 Due paleontologi
evoluzionisti, Colbert e Morales, scrivono a proposito delle tre
classi fondamentali di anfibi, rane, salamandre e cecilie:
Non
vi è prova di un anfibio Paleozoico che combini le caratteristiche
la cui presenza ci si attenderebbe in un singolo comune antenato.
Le più antiche rane, salamandre e cecilie conosciute sono molto
simili ai loro discendenti viventi.40
 |
Un celacanto fossile di
410 milioni di anni fa. Gli evoluzionisti hanno affermato
che si trattava di una forma di transizione che rappresentava
il passaggio dall’acqua alla terra.
Esemplari viventi di questo pesce sono stati catturati molte
volte a partire dal 1938, fornendo un buon esempio della misura
delle speculazioni in cui si impegnano gli evoluzionisti. |
Ancora cinquant'anni orsono, gli evoluzionisti pensavano
che tale creatura fosse esistita davvero. Questo pesce, detto celacanto,
che si credeva fosse esistito 410 milioni di anni fa, venne esibito
come una forma transizionale dotata di un polmone primitivo, un
cervello sviluppato, un sistema digestivo e circolatorio pronto
a funzionare sulla terra e addirittura un primitivo meccanismo motorio.
Queste interpretazioni anatomiche furono accettate come una verità
indiscutibile dai circoli scientifici fino alla fine degli anni
Trenta. Il celacanto fu presentato come una genuina forma transizionale
in grado di provare la transizione evolutiva dall'acqua alla terra.
Un esempio che invalida
l'evoluzione
|
| Proprio come
la teoria evoluzionista non è in grado si spiegare le
classi di base degli esseri viventi come pesci e rettili,
così non è in grado si spiegare l'origine degli ordini
all'interno di queste classi. Per esempio, le tartarughe,
un ordine che appartiene alla classe dei rettili, compaiono
all’improvviso con il loro guscio unico. Per citare
una fonte evoluzionista: “… le origini di questo ordine
di gran successo sono oscurate dalla mancanza di fossili
antichi, sebbene le tartarughe lascino resti fossili
più numerosi e migliori rispetto ad altri vertebrati.
… Gli esseri intermedi tra tartarughe e cotilosauri,…
rettili da cui le tartarughe [si suppone] derivavano,
mancano completamente”. (Enciclopedia Britannica
Online, "Tartaruga")
Non c’è alcuna differenza tra i fossili
delle prime tartarughe e i membri di queste specie viventi
oggi. In parole semplici, le tartarughe non si sono
“evolute”, sono sempre state tartarughe sin da quando
furono create in quel modo.
 |
Fossile di
tartaruga di 100 milioni di anni fa. Non diversa
dal suo omologo vivente oggi. (The Dawn of
Life, Orbis Pub., London 1972)
Al lato si può vedere un fossile di tartaruga
di acqua dolce di 45 milioni di anni fa ritrovato
in Germania. Alla sinistra, i resti della più
antica tartaruga marina, trovata in Brasile. Questo
fossile vecchio di 110 milioni di anni è identico
agli esemplari che vivono oggi. |
|
|
Il 22 dicembre 1938, tuttavia, nell'Oceano Indiano
venne alla luce un'interessante scoperta. Un membro vivente della
famiglia dei celacanti, in precedenza considerato una forma transizionale
estintasi settanta milioni di anni prima, venne catturato! La scoperta
di tale prototipo "vivente" provocò indubitabilmente un
terribile shock tra gli evoluzionisti. Il paleontologo J.L.B. Smith
disse, “se avessi incontrato un dinosauro per strada, non sarei
rimasto più sorpreso”.41 Negli anni successivi,
vennero catturati duecento celacanti in diverse parti del mondo.
Perché il passaggio dall’acqua
alla terra è impossibile?
Gli evoluzionisti affermano che un giorno una
specie che abitava nell’acqua in qualche modo passò sulla
terra e si trasformò in una specie terrestre.
C'è una serie di motivi ovvi che rende impossibile tale
passaggio.
1. Sopportare il peso:
le creature che vivono nel mare non hanno problemi a sostenere
il proprio peso nell’acqua.
La maggior parte delle creature terrestri, però, consuma
il 40% delle proprie energie solo per portare il giro il
proprio corpo. Facendo il passaggio dall’acqua alla terra
le creature avrebbero dovuto sviluppare allo stesso tempo
nuovi sistemi muscolari e ossei (!) per soddisfare i bisogni
energetici e questo non potrebbe essere avvenuto attraverso
mutazioni casuali.
2. Conservazione del
calore: sulla terra la temperatura può cambiare rapidamente
e fluttuare su un intervallo molto vasto. Le creature che
vivono sulla terra posseggono un meccanismo fisico che può
sopportare grandi cambiamenti di temperatura. Nel mare,
però, la temperatura cambia lentamente e entro una gamma
ristretta. Un organismo vivente, con un sistema corporeo
regolato secondo la temperatura costante del mare, avrebbe
avuto bisogno di acquisire un sistema protettivo per subire
il minimo danno dai cambi di temperatura sulla terra. È
pretestuoso affermare che i pesci acquisirono un tale sistema
attraverso mutazioni casuali, appena passarono sulla terra.
3. Acqua: essenziale
per il metabolismo, l’acqua deve essere usata con parsimonia
per la sua relativa scarsità sulla terra. Per esempio, la
pelle deve essere in grado di consentire una certa dispersione
dell’acqua impedendo allo stesso tempo l’eccessiva evaporazione.
Ecco perché le creature che vivono sulla terra hanno sete
e le creature che vivono nel mare no. Per questo motivo
la pelle degli animali che vivono nel mare non è adatta
a un habitat non acquatico.
4. Reni: gli organismi
che vivono nel mare scaricano i materiali di rifiuto, specialmente
l’ammoniaca, per mezzo dell’ambiente acquatico. Sulla terra,
l’acqua deve essere usata con parsimonia. Ecco perché questi
esseri viventi hanno un sistema renale. Grazie ai reni,
l’ammoniaca è convertita in urea e durante la secrezione
si usa il minimo quantitativo di acqua. Inoltre sono necessari
nuovi sistemi per garantire il funzionamento dei reni. In
breve, perché fosse avvenuto il passaggio dall’acqua alla
terra, gli esseri viventi senza reni avrebbero dovuto sviluppare
improvvisamente un sistema renale.
5. Sistema respiratorio:
i pesci “respirano” prendendo l’ossigeno sciolto nell’acqua
che fanno passare attraverso le branchie. Non possono vivere
più di pochi minuti fuori dall’acqua. Per sopravvivere sulla
terra avrebbero dovuto acquisire un sistema polmonare perfetto
all’improvviso.
È assolutamente impossibile
che tutti questi drastici cambiamenti fisici possano essere
avvenuti nello stesso organismo contemporaneamente e per
caso.
|
I celacanti viventi rivelarono
quanto lontano la fantasia degli evoluzionisti potesse giungere
nella creazione di scenari immaginari. Contrariamente a quanto affermato,
i celacanti sono privi sia di un polmone primitivo che di un ampio
cervello. L'organo che i ricercatori evoluzionisti avevano proposto
come polmone primitivo si rivelò nient'altro che una borsa di lipidi.42
Il celacanto, inoltre, presentato come "un candidato rettile
in preparazione al passaggio dal mare alla terra", era in realtà
un pesce che viveva nelle profondità degli oceani e che non risaliva
mai oltre 180 metri dalla superficie del mare. 43
  
38
Gerald T. Todd, "Evolution of the Lung and the Origin of Bony
Fishes: A Casual Relationship", American Zoologist, Vol 26,
No. 4, 1980, p. 757.
39
R. L. Carroll, Vertebrate Paleontology and Evolution, New York:
W. H. Freeman and Co. 1988, p. 4.
40
Edwin H. Colbert, M. Morales, Evolution of the Vertebrates, New
York: John Wiley and Sons, 1991, p. 99.
41
Jean-Jacques Hublin, The Hamlyn Encyclopædia of Prehistoric Animals,
New York: The Hamlyn Publishing Group Ltd., 1984, p. 120.
42
Jacques Millot, "The Coelacanth", Scientific American,
Vol 193, dicembre 1955, p. 39.
43
Bilim ve Teknik Magazine, novembre 1998, No: 372, p. 21.
|