L'ORIGINE DEGLI UCCELLI E DEI MAMMIFERI

L'origine dei mammiferi

Come abbiamo visto, la teoria dell'evoluzione ipotizza che alcune creature immaginarie siano uscite dall'acqua e si siano trasformate in rettili, per poi evolversi in uccelli. Secondo tale prospettiva, i rettili sono gli antenati non solo degli uccelli, ma anche dei mammiferi. Vi sono, tuttavia, enormi differenze tra queste due classi. I mammiferi sono animali a sangue caldo (ciò significa che sono in grado di generare il proprio calore e di mantenerlo a un livello fisso), generano prole viva, allattano i piccoli e hanno i corpi ricoperti di pelo o di capelli. I rettili, invece, sono animali a sangue freddo (cioè non possono generare calore e le loro temperature corporee cambiano secondo la temperatura esterna), depositano uova, non allattano i piccoli e hanno i corpi rivestiti di scaglie.

Un esempio delle barriere strutturali tra rettili e mammiferi è costituito dalla struttura mascellare. La mandibola dei mammiferi è costituita da un solo osso sul quale si trovano i denti. Nei rettili, invece, vi sono tre piccole ossa su entrambi i lati. Un'altra sostanziale differenza è che tutti i mammiferi hanno tre ossicini nell'orecchio medio (il martello, l'incudine e la staffa). I rettili invece hanno un singolo osso. Gli evoluzionisti affermano che la mascella e il medio orecchio dei rettili si siano gradualmente evoluti nei corrispettivi propri dei mammiferi. Ma rimane senza risposta la domanda su come un orecchio con un singolo osso si sia potuto evolvere a tal punto da presentare tre ossicini, mentre continuava a funzionare il senso dell’udito. Non sorprende, quindi, che non sia stato trovato neppure un singolo fossile che colleghi i rettili ai mammiferi. Questa è la ragione per cui il divulgatore scientifico evoluzionista Roger Lewin è stato costretto a dire che "la transizione verso il primo mammifero, che probabilmente avvenne in uno o, tutt'al più, in due casi, è ancora un enigma". 59

Il mito dell’evoluzione del cavallo

Fino a tempi recenti, un'immaginaria sequenza che si supponeva mostrasse l'evoluzione del cavallo, era presentata come la testimonianza fossile principale della teoria dell’evoluzione. Oggi, tuttavia, molti evoluzionisti ammettono francamente che lo scenario dell’evoluzione del cavallo ha fallito. Nel 1980, si tenne un simposio presso il Field Museum of Natural History di Chicago con la presenza di 150 evoluzionisti, per discutere i problemi della teoria evoluzionista gradualistica. Rivolgendosi ai convenuti, l’evoluzionista Boyce Rensberger notò che lo scenario dell’evoluzione del cavallo non ha fondamento nei reperti fossili e che non è stato osservato alcun processo evolutivo che spieghi la graduale evoluzione dei cavalli:

L’esempio comunemente raccontato dell'evoluzione del cavallo, che suggerisce una graduale sequenza di cambiamenti da una creatura con quattro dita, grande quanto una volpe, che viveva circa 50 milioni di anni fa, fino all'animale di oggi, molto più grande e con un solo dito, è stato riconosciuto già da molto tempo come errato. Invece di cambiamenti graduali, i fossili di ciascuna specie intermedia appaiono completamente distinti, persistono immutati e quindi si estinguono. Le forme di transizione sono sconosciute.1

Lo scienziato Niles Eldredge ha dichiarato quanto segue circa i diagrammi dell’“evoluzione del cavallo”:

C’è stata una terribile quantità di storie, alcune più fantasiose di altre, circa la reale natura [della vita]. L'esempio più famoso, ancora in mostra al piano inferiore, è l'esibizione dell'evoluzione del cavallo, preparata forse cinquant'anni fa. È stata presentata come l'esatta verità testo dopo testo. Ora io penso che ciò sia deplorevole, in particolare quando coloro che propongono questo tipo di storie possono essere consapevoli della natura speculativa di alcune di esse. 2

Qual è allora lo scenario dell'evoluzione del cavallo? Questo scenario fu formulato attraverso diagrammi ingannevoli ipotizzati sulla base della sistemazione sequenziale di fossili di specie distinte che, secondo la grande forza d'immaginazione degli evoluzionisti, vivevano in periodi molto diversi in India, Sudafrica, Nord America ed Europa. Più di 20 diagrammi sull'evoluzione del cavallo, che comunque sono completamente diversi l’uno dall’altro, sono stati proposti da vari ricercatori. Quindi è ovvio che gli evoluzionisti non hanno raggiunto un accordo su questi alberi genealogici. Il solo punto in comune in questi scenari è la credenza secondo cui una creatura delle dimensioni di un cane detta "Eohippus", che viveva nel periodo Eocene 55 milioni di anni fa, sia stata il progenitore del cavallo (Equus). Le ipotetiche linee evolutive dall'Eohippus all'Equus sono, tuttavia, totalmente inconsistenti.

Questa serie di cavalli esposta in un museo comprende vari animali vissuti in tempi diversi e in zone geografiche diverse. Qui sono stati disposti in modo arbitrario, uno dopo l’altro, per suggerire una sequenza lineare secondo una prospettiva distorta. Questo scenario di “evoluzione” equina non ha alcun supporto nei reperti fossili.

Il divulgatore scientifico evoluzionista Gordon R. Taylor spiega questa verità poco conosciuta nel suo libro The Great Evolution Mistery:

Ma forse la più grave debolezza del darwinismo è la mancanza di paleontologi in grado di trovare filogenesi convincenti o sequenze di organismi capaci di dimostrare i maggiori cambiamenti evolutivi... Il cavallo è spesso citato come l'unico esempio compiuto. Ma il fatto è che la linea dall'Eohippus all'Equus è molto irregolare. È addotta per mostrare un continuo incremento di dimensioni, ma la realtà è che alcune varianti erano più piccole dell'Eohippus, non più grandi. Esemplari provenienti da fonti differenti possono essere riuniti in una sequenza apparentemente convincente, ma non vi è prova sufficiente a confermare che essi fossero disposti secondo tale ordine temporale. 3

Tutti questi fatti sono prove evidenti che i diagrammi sull'evoluzione del cavallo, presentati come una delle più solide dimostrazioni del darwinismo, non sono altro che favole fantastiche e poco plausibili.


1- Boyce Rensberger, Houston Chronicle, novembre 5, 1980, p.15
2- Niles Eldredge, quoted in Darwin's Enigma by Luther D. Sunderland, Santee, CA, Master Books, 1988, p. 78
3- Gordon Rattray Taylor, The Great Evolution Mystery, Abacus, Sphere Books, London, 1984, p. 230

George Gaylord Simpson, una delle autorità evoluzioniste più popolari e fondatore della teoria neodarwinista, commenta su questa preoccupante difficoltà per gli evoluzionisti:

Il più sbalorditivo evento nella storia della vita sulla Terra è il passaggio dal Mesozoico, l'età dei rettili, all'età dei mammiferi. Avvenne come se il sipario fosse stato calato improvvisamente su una scena in cui tutte le parti da protagonista fossero appartenute a un gran numero di rettili di stupefacente varietà, in particolare ai dinosauri. Repentinamente rialzate le tende, quindi, lo scenario si sarebbe rivelato lo stesso, ma non il cast, esso è completamente rinnovato: i dinosauri scomparsi, gli altri rettili ridotti a semplici comparse e tutti i ruoli principali affidati a diversi mammiferi, oggetto di fugaci allusioni negli atti precedenti. 60

Inoltre, nel momento della brusca apparizione dei mammiferi, le differenze tra loro erano già molto marcate. Animali tanto diversi, quali i pipistrelli, i cavalli, i topi e le balene sono tutti mammiferi emersi nel corso dello stesso periodo geologico. Stabilire una relazione evolutiva tra loro è impossibile anche all'interno dei più vasti confini dell'immaginazione. Lo zoologo evoluzionista R. Eric Lombard vi attribuì grande importanza in un articolo apparso sull’importante rivista Evolution:

Queste ricerche di specifiche informazioni al fine di costruire filogenesi di taxa di mammiferi andranno incontro a delusioni. 61

Ciò dimostra che tutti gli esseri viventi apparvero repentinamente sulla Terra già completamente formati, senza alcun processo evolutivo. Questa è la prova evidente della loro creazione. Gli evoluzionisti, tuttavia, tentano di interpretare il fatto che tutte le specie viventi sono pervenute all'esistenza in un ordine particolare come un segno dell'evoluzione. Nondimeno la sequenza secondo cui gli esseri viventi emersero è l'ordine della creazione, poiché non è possibile parlare di processo evolutivo. Grazie a una superiore e perfetta creazione, gli oceani e poi le terre si riempirono di esseri viventi; infine, venne creato l'uomo.

Contrariamente alla storia dell'"uomo scimmia", imposta alle masse con un'intensa propaganda mediatica, anche l'uomo apparve sulla Terra d'improvviso già completamente formato.

 

59 Roger Lewin, "Bones of Mammals, Ancestors Fleshed Out", Science, vol 212, giugno 26, 1981, p. 1492.
60 George Gaylord Simpson, Life Before Man, New York: Time-Life Books, 1972, p. 42.
61 R. Eric Lombard, "Review of Evolutionary Principles of the Mammalian Middle Ear, Gerald Fleischer", Evolution, Vol 33, dicembre 1979, p. 1230.