l'inganno dell'evoluzione

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Il Mito Dell’omologia

Tutti quelli che studiano le diverse specie viventi nel mondo possono osservare che tra queste specie ci sono organi e funzioni simili. La prima persona a trarre conclusioni materialistiche da questo fatto, che ha attratto l’attenzione degli scienziati sin dal diciottesimo secolo, fu Charles Darwin.

Darwin pensava che creature con organi simili (omologhi) avessero una relazione evolutiva reciproca e che quegli organi dovevano essere stati ereditati da un antenato comune. Secondo la sua ipotesi, piccioni e aquile hanno le ali e quindi si supponeva che piccioni, aquile e tutti gli altri uccelli si fossero evoluti da un antenato comune.

L’omologia è un argomento tautologico avanzato sulla base di nessuna latra prova se non una somiglianza fisica. Questo argomento non è stato mai verificato da una singola scoperta concreta in tutti gli anni dai tempi di Darwin. In nessuna parte del mondo qualcuno ha mai trovato un fossile dell’immaginario antenato comune di creature con strutture omologhe. Inoltre, i seguenti problemi rendono chiaro che l’omologia non dà alcuna prova che l’evoluzione sia mai avvenuta.

1. Si trovano organi omologhi in creature appartenenti a phyla completamente diversi, tra cui gli evoluzionisti non sono stati in grado di stabilire alcun tipo di relazione evolutiva.

2. I codici genetici di alcune creature che hanno organi omologhi sono completamente diversi tra di loro.

3. Lo sviluppo embriologico di organi omologhi in creature diverse è completamente differente.

Esaminiamo ora uno per uno questi punti.

L’invalidità dell’omologia morfologica

La tesi dell’omologia degli evoluzionisti si basa sulla logica della costruzione di un legame evolutivo tra esseri viventi con morfologie (strutture) simili mentre c’è una serie di organi omologhi condivisi da gruppi diversi che non hanno alcuna relazione tra di loro. Le ali ne sono un esempio. Oltre agli uccelli, troviamo ali nei pipistrelli, che sono mammiferi e negli insetti e persino in alcuni dinosauri, che sono rettili estinti. Nemmeno gli evoluzionisti propongono una relazione evolutiva o una parentela tra questi quattro diversi gruppi di animali.

tree of life

According to the "tree of life" proposed by evolutionists, octopuses are some of the remotest creatures from man. But the octopus eye has exactly the same structure as ours. This is an indication that similarity of structure is no evidence for evolution.

Un altro esempio che colpisce è la stupefacente somiglianza e la similitudine strutturale osservata negli occhi di creature diverse. Per esempio, polipo e uomo sono due specie estremamente diverse, tra cui non può essere proposta alcuna relazione evolutiva; tuttavia gli occhi di entrambi sono molto simili in termini di struttura e funzione. Neppure gli evoluzionisti cercano di spiegare la somiglianza degli occhi di polipo e uomo ipotizzando un progenitore comune.

In risposta, gli evoluzionisti dicono che questi organi non sono "omologhi" (in altre parole da un comune antenato) ma sono "analoghi" (molto simili tra di loro anche se non c’è alcun collegamento evolutivo tra di loro). Per esempio, secondo loro, l’occhio umano e l’occhio del polipo sono organi analoghi. Alla domanda in quale categoria metteranno un organo, omologo o analogo, si risponde totalmente in linea con i preconcetti della teoria dell’evoluzione. E questo dimostra che le affermazioni degli evoluzionisti basate sulle somiglianze è del tutto ascientifica. La sola cosa che gli evoluzionisti fanno è cercare di interpretare nuove scoperte secondo un preconcetto evolutivo dogmatico.

L’interpretazione esposta, però, è completamente non valida. Poiché organi che devono considerare “analoghi” a volte hanno somiglianze così strette, nonostante siano strutture eccezionalmente complesse, è del tutto illogico proporre che questa similitudine sia causata da mutazioni casuali. Se l’occhio del polipo è emerso per coincidenze, come affermano gli evoluzionisti, come è possibile che gli occhi dei vertebrati possano emergere per le stesse coincidenze? Il famoso evoluzionista Frank Salisbury, che restò perplesso pensando a questa questione, scrive:

Anche cose tanto complesse quanto l’occhio sono comparse molte volte; per esempio nel calamaro, nei vertebrati e negli artropodi. Non va bene spiegare l’origine di queste cose una volta mail pensiero che siano state prodotte molte volte secondo la moderna teoria sintetica, mi fa girare la testa.246

Secondo la teoria dell’evoluzione le ali emersero indipendentemente quattro volte. in insetti, rettili volanti, uccelli e mammiferi volanti (pipistrelli). Il fatto che ali con strutture molto simili si svilupparono quattro volte – il che non può essere spiegato con il meccanismo della selezione naturale/selezione – è un altro mal di testa per i biologi evoluzionisti.

wings of a flying reptile, a bird, and a bat

The wings of a flying reptile, a bird, and a bat. These wings, between which no evolutionary relationship can be established, possess similar structures.

kangaroos

Starting with kangaroos, all mammals in the continent of Australia belong to the "pouched" or marsupial subclass. According to evolutionists, they have no evolutionary relationship with placental mammals in the other regions of the world.

Uno degli esempi più concreti di tale ostacolo nel percorso della teoria dell’evoluzione si può vedere nei mammiferi. Secondo le opinioni accettate della moderna biologia, tutti i mammiferi appartengono a tre categorie di base: placentali, marsupialimonotremi. Gli evoluzionisti pensano che questa distinzione sia avvenuta quando i mammiferi comparvero per la prima volta e che ciascun gruppo visse la propria vita evolutiva indipendentemente dall’altro. Ma è interessante che ci sono “coppie” in placentali e marsupiali che sono quasi le stesse. Lupi, gatti, scoiattoli, formichieri, talpe e topi hanno tutti controparti marsupiali con morfologie molto simili. 247

In altre parole, secondo la teoria dell’evoluzione, mutazioni completamente indipendenti l’una dall’altra devono aver prodotto queste creature “per caso” due volte! Questa realtà è una questione che darà agli evoluzionisti problemi peggiori di incantesimi da vertigini.

Una delle somiglianze più interessanti tra mammiferi placentali e marsupiali è quella tra il lupo del Nord America e illupo di Tasmania. Il primo appartiene alla classe dei placentali, il secondo ai marsupiali. I biologi evoluzionisti credono che queste due specie differenti abbiano storie evolutive completamente diverse. 248 (Poiché l’Australia e le isole intorno ad essa si staccarono dalla Gondwana (il supercontinente che si suppone sia l’origine di Africa, Antartide, Australia e Sud America) si pensa che il collegamento tra placentali e marsupiali si sia rotto e a quel tempo non c’erano lupi)). Ma la cosa interessante è che la struttura dello scheletro del lupo di Tasmania è quasi identica a quella del lupo del Nord America. I crani in particolare, come si vede nella pagina successiva, hanno una straordinaria somiglianza.

Somiglianze straordinarie e organi simili come questi, che i biologi evoluzionisti non possono accettare come esempio di “omologia” dimostrano che l’omologia non costituisce alcuna prova per la tesi dell’evoluzione da un antenato comune. Quello che è ancora più interessante è che tra altri esseri viventi si osserva la situazione esattamente opposta. In altre parole, ci sono esseri viventi, alcuni con organi che hanno strutture completamente diverse, che sono considerati parenti stretti dagli evoluzionisti. Per esempio, la maggior parte dei crostacei ha strutture oculari del tipo a “lenti rifrangenti”. Solo in due tipi di crostacei, l’aragosta e il gambero, si vede il tipo di occhio "riflettente", completamente diverso. (Vedere il capitolo sulla irriducibile complessità).

L’impasse genetica ed embriologica dell’omologia

La scoperta che ha veramente sovvertito l’omologia è che organi accettati come “omologhi” sono quasi tutti controllati da codici genetici molto diversi. Come sappiamo, la teoria dell’evoluzione propone che gli esseri viventi si svilupparono attraverso piccoli cambiamenti, casuali, dei loro geni, in altre parole, mutazioni. Per questo motivo, la struttura genetica di esseri viventi che sono visti come stretti parenti evolutivi dovrebbero somigliarsi. E, in particolare, organi simili dovrebbero essere controllati da strutture genetiche simili. In realtà, però, i ricercatori di genetica hanno fatto scoperte che confligggono completamente con questa tesi evolutiva.

MAMMAL TWIN THAT DEFY HOMOLOGY

Homology

The presence of "twin" species between marsupial and placental mammals deals a serious blow to the claim of homology. For example, the marsupial Tasmanian wolf (above) and the placental wolf found in North America resemble each other to an extraordinary degree. To the side can bear animals. Such a close resemblance between the two, which cannot be suggested to have any "evolutionary relationship," completely invalidates the claim of homology.

TWO UNRELATED EXTINCT MAMMALS WITH GIANT TEETH

Another example of extraordinary resemblance between placental and marsupial mammal "twins," is that between the extinct mammals Smilodon (right) and Thylacosmilus (left), both predators with enormous front teeth. The great degree of resemblance between the skull and teeth structures of these two mammals, between which no evolutionary relationship can be established, overturns the homological view that similar structures are evidence in favor of evolution.

North American wolf skull

Tasmanian wolf skull

Organi simili sono di solito controllati da codici genetici (DNA) molto diversi. Inoltre codici genetici simili nel DNA di creature diverse sono spesso associati ad organi completamente diversi. Il capitolo intitolato "The Failure of Homology", nel libro di Michael Denton,Evolution: A Theory in Crisis, dà esempi di ciò e riassume l’argomento in questo modo:

Strutture omologhe sono spesso specificate da sistemi genetici non omologhi e il concetto di omologia può essere esteso di rado alla embriologia.249

Questa questione genetica è stata sollevata dal famoso biologo evoluzionista Gavin de Beer. Nel suo libroHomology: An Unsolved Problem, pubblicato nel 1971, de Beer fece una analisi a tutto campo di questo argomento. Egli riassume perché l’omologia è un problema per la teoria dell’evoluzione, in questo modo:

Che meccanismo può essere quello che ha come risultato la produzione di organi omologhi, gli stessi ‘modelli’ nonostante non sono controllati dagli stessi geni? Ho fatto questa domanda nel 1938 e ancora non ho avuto risposta.250

Anche se sono passati circa 30 anni da quandode Beer scrisse queste parole, ancora non c’è stata alcuna risposta.

Una terza prova che mina le affermazioni dell’omologia è la questione dello sviluppo embrionale che abbiamo citato all’inizio. Per prendere sul serio la tesi evolutiva riguardo all’omologia, i periodi dello sviluppo embrionale di strutture simili – in altre parole le fasi di sviluppo dell’uovo o del feto – dovrebbero essere parallele mentre, in realtà, questi periodi embrionali sono del tutto diversi in ciascuna creatura vivente. Pere Alberch, un eminente biologo dello sviluppo, notò che è “la regola piuttosto che l’eccezione” che strutture omologhe si formano da stati iniziali distintamente diversi”. 251

L’emergere di strutture simili come risultato di processi completamente diversi si vede di frequente nelle ultime fasi dello sviluppo. Come sappiamo, molte specie di animali attraversano una fase nota come “sviluppo indiretto” (in altre parole lo stato di larva) nel percorso vero l’età adulta. Per esempio, molte rane iniziano la vita come girini che nuotano e finiscono la vita come animali quadrupedi nell’ultima fase della metamorfosi. Ma assieme a queste ci sono diverse specie di rane che saltano la fase larvale e si sviluppano direttamente. Ma gli adulti di molte specie che si sviluppano direttamente sono praticamente indistinguibili da quelle che attraversano la fase di girini. Lo stesso fenomeno di vede nelle castagne d’acqua e in alcune altre specie simili. 252

Per concludere possiamo dire che la ricerca genetica ed embriologica ha dimostrato che il concetto di omologia, definito da Darwin come “prova dell’evoluzione degli esseri viventi da un antenato comune” non può assolutamente essere considerato una prova. L’inconsistenza dell’omologia, che sembra del tutto convincente in superficie, si rivela chiaramente ad un esame più attento.

İl crollo dell’omologia nelle membra dei tetrapodi

Abbiamo già esaminato le affermazioni morfologiche dell’omologia, cioè la mancata validità delle affermazioni degli evoluzionisti basate su somiglianze di forme in esseri viventi, ma sarà utile esaminare un po’ più da vicino un esempio molto noto di questo tema. Questo è costituito dalle “zampe anteriori e posteriori dei quadrupedi”, presentate come chiara prova dell’omologia in quassi tutti i testi sull’evoluzione.

I quadrupedi, cioè i vertebrati che vivono sulla terra, hanno cinque dita sulle zampe anteriori e posteriori. Anche se non sempre queste possono sembrare dita, sono tutti considerati “pentadattili” per la loro struttura ossea. Le zampe anteriori e posteriori di una rana, di una tartaruga, di uno scoiattolo o di una scimmia hanno tutte la stessa struttura. Anche la struttura ossea di uccelli e pipistrelli si conforma a questo disegno di base. Gli evoluzionisti affermano che tutti gli esseri viventi sono discesi da un comune antenato e per molto tempo hanno citato le zampe pentadattili come prova di ciò. Ma sanno che questa affermazione non ha alcuna validità scientifica.

pentadactyl

The fact that almost all land-dwelling vertebrates have a five-toed or "pentadactyl" bone structure in their hands and feet has for years been presented as "strong evidence for Darwinism" in evolutionist publications. However, recent research has revealed that these bone structures are governed by quite different genes. For this reason, the "homology of pentadactylism" assumption has today collapsed

Anche oggi gli evoluzionisti accettano il fatto di essere pentadattili in esseri viventi tra cui non hanno potuto stabilire alcun collegamento evolutivo. Per esempio, in due diversi documenti scientifici pubblicati nel 1991 e nel 1996, il biologo evoluzionista M. Coates rivela che il pentadattilismo emerse due volte ciascuna indipendente dall’altra. Secondo Coates, la struttura pentadattila emerse, indipendentemente, negli antracosauri e negli anfibi. 253

Questa scoperta è un segno che il penatadattilismo non è una prova di un “antenato comune”.

Un altro fatto che crea difficoltà alla tesi evoluzionista rispetto a questo è che queste creature hanno cinque dita sia sulle zampe anteriori che sulle posteriori. Nella letteratura evoluzionista non viene proposto che zampe anteriori e posteriori discesero da “una zampa comune”, piuttosto si ipotizza che si svilupparono separatamente. Per questo motivo, ci si dovrebbe aspettare che la struttura delle zampe anteriori e posteriori sia diversa come risultato di mutazioni casuali diverse: Michael Denton ha da dire quanto segue sull’argomento:

[L]ezampe anteriori di tutti i vertebrati terrestri sono costruite secondo lo stesso disegno pentadattili e questo è attribuito dai biologi evoluzionisti come prova che tutti derivano da una fonte ancestrale. Ma anche le zampe posteriori si conformano al modello pentadattilo e sono simili in modo stupefacente alle zampe anteriori nella struttura ossea e nel loro dettagliato sviluppo embrionale. Tuttavia nessun evoluzionista afferma che le zampeposteriori si sono evolute dalle anteriori o che zampe posteriori e anteriori si sono sviluppate da una fonte comune...Invariabilmente, ma mano che le conoscenze biologiche sono aumentate, la genealogia comune come spiegazione delle somiglianze ha perso sempre più forza...Come tante altre circostanziali "prove" dell'evoluzione, quelle tratte dall'omologia non convincono perché presentano troppo anomalie, troppi esempi contrari,assolutamente troppi fenomeni che semplicemente non si adattano facilmente al quadro ortodosso.254

Ma il vero colpo inferto alle affermazioni delle evoluzionisti sulla omologia del pentadattilismo venne dalla biologia molecolare. L’ipotesi che “l’omologia del pentadattilismo” a lungo sostenuta nelle pubblicazioni evoluzioniste, fu sovvertita quando ci si accorse che le strutture degli arti erano controllate da geni totalmente diversi in diverse creature che hanno questa struttura pentadattila. Il biologo evoluzionista William Fix, descrive il crollo della tesi evoluzionista riguardo al pentadattilismo in questo modo: 0

I più vecchi testi sull’evoluzione trattano molto l’idea dell’omologia sottolineando le ovvie somiglianze tra lo scheletro degli arti di animali diversi. Così il modello pentadittilo (a cinque ossa) degli arti si trova nell’uomo, nelle ali degli uccelli e negli arti natatori delle balene e questo viene ritenuto indicativo della loro origine comune. Ora, se queste varie strutture furono trasmesse dalla stessa coppia di geni, modificati di tanto in tanto dalle mutazioni e influenzate dalla selezione ambientale, la teoria avrebbe senso.Sfortunatamente, non è così. Ora si sa che organi omologhi furono prodotti da complessi di geni totalmente diversi nelle differenti specie. İl concetto di omologia in termini di geni simili ereditati da un antenato comune si è infranto.255

Ad un esame più attento, Fix dice che le affermazioni degli evoluzionisti riguardo alla “omologia del pentadattilismo” era presentato nei vecchi testi, ma che furono abbandonate dopo la comparsa delle prove molecolari. Ma alcune fonti evoluzioniste continuano a presentarle come importante prova dell’evoluzione.

L’invalidità dell’omologia molecolare

La presentazione da parte degli evoluzionisti dell’omologia come prova dell’evoluzione non è valida sia a livello morfologico che a livello molecolare. Gli evoluzionisti dicono che i codici DNA o le corrispondenti strutture proteiche di specie viventi diverse sono simili e che questa somiglianza è la prova che le specie viventi si sono evolute da antenati comuni o comunque l’una dall’altra. Per esempio viene regolarmente affermato nella letteratura evoluzionista che c’è grande somiglianza tra il DNA umano e quello dei una scimmia e questa somiglianza è presentata come prova dell'affermazione evoluzionista secondo cui c'è un rapporto evolutivo tra uomo e scimmia.

Dobbiamo chiarire dall’inizio che è perfettamente naturale che creature che vivono sulla terra abbiano strutture del DNA molto simili. I processi vitali di base degli esseri viventi sono gli stessi e poiché gli esseri umani posseggono un corpo vivente non ci si può aspettare che abbiano una struttura del DNA diversa da altre creature. Come altre creature, gli esseri viventi si sviluppano consumando carboidrati, lipidi e proteine; l’ossigeno circola attraverso il sangue nel loro corpo e l’energia è prodotta ogni secondo in ciascuna cellula usando questo ossigeno.

Per questo motivo, il fatto che gli esseri viventi abbiano somiglianze genetiche non dimostra l’affermazione degli evoluzionisti che si sono evoluti da un antenato comune. Se gli evoluzionisti vogliono provare la loro teoria dell’evoluzione da un antenato comune devono dimostrare che le creature che si ritiene siano antenati l’una dell’altra hanno una linea di discesa diretta nelle strutture molecolari; in realtà, però, come esamineremo tra poco, non ci sono state scoperte concrete che dimostrino questo fatto.

cromosome

Comparisons of chromosome numbers and DNA structures show that there is no evolutionary relationship between different living species.

Per prima cosa prendiamo l’argomento della “somiglianza tra il DNA umano e quello degli scimpanzé”. Gli studi più recenti su questo tema hanno rivelato che la propaganda evoluzionista sulla somiglianza al “98 o 99%” tra uomo e scimpanzé è del tutto errata.

Se si fa uno studio appena più ampio su questo argomento, si può vedere che il DNA di creature molto più sorprendenti assomiglia a quello dell’uomo. Una di queste è la somiglianza tra l’uomo e vermi del phylum dei nematodi. Per esempi, analisi genetiche pubblicate suNew Scientist hanno rivelato che “quasi il 75% dei geni umani hanno una qualche omologo nei nematodi– vermi che abitano nel terreno lunghi un millimetro”.256 Questo non significa affatto che c’è solo una differenza del 25% tra l’uomo e questi vermi!. Secondo l’albero genealogico creato dagli evoluzionisti, il phylum deicordata, in cui è presente l’uomo, e il phylum deinematodi erano molto diversi anche 530 milioni di anni fa.

Questa situazione rivela chiaramente che le somiglianze tra i ceppi del DNA di queste due diverse categorie di vita non è una prova dell'affermazione che queste creature si sono evolute da un antenato comune.

In fatti, quando si confrontano le analisi del DNA di specie e classi diverse, si vede che le sequenze sono chiaramente in disaccordo con l’albero genealogico evoluzionista. Secondo la tesi evoluzionista, gli esseri viventi devono aver subito un progressivo aumento di complessità e, parallelamente, ci si deve aspettare che il numero dei geni che costituiscono i loro dati genetici sia aumentato gradualmente anch’esso. Ma i dati ottenuti dimostrano che questa tesi è un lavoro di fantasia.

Lo scienziato russo Theodosius Dobzhansky, uno dei più noti teorici dell’evoluzione, una volta ha affermato che questa relazione irregolare tra gli esseri viventi e il loro DNA è un grande problema che gli evoluzionisti non riescono a spiegare.

Organismi più complessi in genere hanno più DNA per cellula ma questa regola ha notevoli eccezioni. L’uomo non è vicino alla cima dell’elenco superato com’è da anfiuma (un anfibio), protottero (un pesce di palude) e persino da rane e girini ordinari. Il perchè è da molto tempo un dilemma.257

Altri confronti a livello molecolare danno altri esempi di incoerenze che rendono le opinioni degli evoluzionisti in significative. Quando si analizzano in laboratorio i ceppi proteici di vari esseri viventi, emergono risultati totalmente inaspettati da punto di vista evoluzionista e alcuni sono assolutamente stupefacenti. Per esempio, la proteina citocromo-C nell’uomo differisce per 14 aminoacidi da quella del cavallo ma di solo otto da quella del canguro. Quando si esamina lo stesso ceppo, le tartarughe appaiono più vicine all’uomo che a un rettile come il serpente a sonagli. Quando questa situazione è esaminata dal punto di vista evoluzionista, emergerà un risultato senza significato perché quelle tartarughe sono imparentate più da vicino con gli uomini che con i serpenti.

Per esempio, polli e serpenti marini differiscono per 17 amino acidi in 100 codoni e cavalli e squali per 16, e questa è una differenza superiore a quella tra cani e mosche verme che appartengono a phyla diversi e che differiscono per soli 15 amino acidi.

Fatti simili sono stati scoperti a proposito dell’emoglobina. La proteina emoglobina trovata negli esseri umani differisce da quella trovata nei lemuri per 20 amino acidi, ma da quella dei maiali solo per 14. La situazione è più o meno la stessa per altre proteine. 258

Stando così le cose, gli evoluzionisti dovrebbero arrivare alla conclusione che, in termini di evoluzione, l’uomo è più strettamente legato al canguro che al cavallo, al maiale che al lemure. Ma questi risultati sono in contrasto con tutti i piani dell’“albero genealogico evoluzionista” finora accettati. Le somiglianze delle proteine continuano a produrre sorprese stupefacenti. Per esempio:

Adrian Friday e Martin Bishop di Cambridge hanno analizzato i dati disponibili sulla sequenza delle proteine per i tetrapodi… Con sorpresa per loro, in quasi tutti i casi, l’uomo (mammifero) e il pollo (uccello) erano accoppiati come parenti tra i più prossimi, con il coccodrillo quale successivo parente più prossimo…259
DNA
mikroskop

On the molecular level no organism is the "ancestor" of another, or more "primitive" or "advanced" than another.

 

DNA

Ancora, quando queste somiglianze vengono analizzate dal punto di vista della logica evoluzionista, portano alla conclusione ridicola che il parente evoluzionista più vicino all’uomo è il pollo. Paul Erbrich sottolinea il fatto che le analisi molecolari producono risultati che mostrano gruppi molto diversi di esseri viventi, strettamente collegati in questo modo:

Proteine aventi quasi la stessa struttura e la stessa funzione (proteine omologhe) si trovano in un crescente numero di tassa filogeneticamente diversi, anche tassa molto diversi (per esempio, emoglobine nei vertebrati, in alcuni invertebrati e perfino in certe piante).260

Il Dr. Christian Schwabe, un ricercatore biochimico della Facoltà di Medicina dell’Università della South Carolina, è uno scienziato che ha trascorso anni a cercare di trovare prove dell’evoluzione nel campo molecolare. Egli ha cercato prima di stabilire le relazioni evolutive tra gli esseri viventi portando avanti studi sulle proteine, quali l’insulina e la rilassina. Ma Schwabe è stato forzato più volte ad ammettere di non essere in grado di portare alcuna prova dell‘evoluzione nei suoi studi. Egli dice quanto segue in un articolo diScience:

L’evoluzione molecolare sta per essere accettata come metodo superiore alla paleontologia per la scoperta delle relazioni evolutive. Quale evoluzionista molecolare, dovrei esaltarmi. Invece sembra sconcertante che esistano molte eccezioni alla progressione ordinata delle specie come stabilito dalle omologie molecolari: così tante, infatti, da farmi pensare che l'eccezione, le scappatoie, potrebbero portare il messaggio più importante. 261

Gli studi di Schwabe sulla rilassina hanno prodotto risultati piuttosto interessanti:

Contro questo sfondo di alta variabilità tra rilassina di specie a quel che si dice strettamente collegate, la rilassina del maiale e della balena sono tutt’altro che identiche. Le molecole derivate dai ratti, dai porcellini d’India, dall’uomo e dai maiali sono distanti l’una dall’altra (circa il 55%) quanto dalla rilassina dell’elasmobranchio. ...L’insulina, però, porta l’uomo e il maiale più vicini dal punto di vista filogenetico rispetto a scimpanzé e uomo. 262

Schwabe doveva affrontare la stessa realtà quando paragonava l'organizzazione delle altre proteine, diverse da insulina e rilassina. A proposito delle altre proteine che costituiscono eccezioni allo sviluppo molecolare ordinato proposto dagli evoluzionisti, Schwabe disse:

Le famiglie di rilassina ed insulina non sono le sole eccezioni all’interpretazione ordinata dell’evoluzione molecolare in termini convenzionali monofiletici. È utile guardare agli esempi aggiuntivi dell’evoluzione anomala delle proteine e notare che le spiegazioni possibili in base alle teorie dell’orologio molecolare coprono una gamma di spiegazioniad hoc apparentemente limitate solo dall’immaginazione.263

Schwabe rivela che il confronto dell’organizzazione di lisosomi, citocromi e molti ormoni e amino acidi mostra “risultati e anomalie inattesi" dal punto di vista dell’evoluzione. Sulla base di tutte queste prove, Schwabe conserva l’idea che tutte le proteine avevano le loro forme presenti fin dall’inizio, senza subire alcuna evoluzione, e che non era stata trovata alcuna forma intermedia tra le molecole, come accade per i fossili.

A proposito di queste scoperte nel campo della biologia molecolare, il Dr. Michael Denton commenta:

Ciascuna classe a livello molecolare è unica, isolata e scollegati da forme intermedie. Pertanto, le molecole, come i fossili, non sono riuscite a fornire le fuggevoli forme intermedie così tanto cercate dalla biologia evoluzionista...A livello molecolare, nessun organismo è “ancestrale” o “primitivo” o “avanzato” in confronto ai suoi parenti...Ci sono ben pochi dubbi sul fatto che se le prove molecolari fossero state disponibili un secolo fa...l'idea dell'evoluzione organica non avrebbe mai potuto essere accettata.264

Il crollo dell’“Albero della vita”

Negli anni ’90, la ricerca sui codici genetici degli esseri viventi ha peggiorato l'imbarazzo affrontato dalla teoria dell'evoluzione a questo proposito. In questi esperimenti, invece dei paragoni precedenti che erano limitati alle sequenze di proteine, furono confrontate le sequenze di "RNA ribosomali" (rRNA) Da queste scoperte, gli scienziati evoluzionisti hanno cercato di stabilire un “albero evoluzionista”. Ma furono delusi dai risultati.

Secondo un articolo del 1999 dei biologi francesi Hervé Philippe e Patrick Forterre, “grazie alle sempre più numerose sequenze disponibili, è venuto fuori che la maggior parte delle filogenie delle proteine si contraddicono a vicenda così come l’albero rRNA."265

r-rna 

HORSES

Comparisons that have been made of proteins, rRNA and genes reveal that creatures which are allegedly close relatives according to the theory of evolution are actually totally distinct from each other. Various studies grouped rabbits with primates instead of rodents, and cows with whales instead of horses.

Oltre ai confronti rRNA, furono paragonati i codici DNA nei geni degli esseri viventi, ma i risultati sono all’opposto dell'“albero della vita” presupposto dalla teoria dell’evoluzione. I biologi molecolari James A. Lake, Ravi Jain e Maria C. Rivera hanno discusso su questo in articolo del 1999:

... Gli scienziati hanno iniziato analizzando una varietà di geni di diversi organismi e hanno scoperto che la loro relazione reciproca contraddiceva l’albero della vita evoluzionista derivato solo dall’analisi rRNA.266

Né i confronti che sono stati fatti tra le proteine, né quelli tra rRNA o tra i geni, confermano le premesse della teoria dell'evoluzione. Carl Woese, un biologo di alta fama dell’Università dell’Illinois, ammette che il concetto della "filogenia" ha perso significato di fronte alle scoperte molecolari, in questo modo:

Nessuna filogenia coerente degli organismi è emersa dalle molte filogenie individuali delle proteine finora prodotte. Le incongruenze filogenetiche possono essere viste ovunque nell’albero universale, dalla sua radice fino agli alberi principali e tra i vari [gruppi] fino alla formazione dei gruppi principali stessi.267

Il fatto che i risultati dei confronti molecolari non sono a favore della, ma piuttosto opposti alla, teoria dell’evoluzione è ammesso anche in un articolo dal titolo "Is it Time to Uproot the Tree of Life?" pubblicato inScience nel 1999. Questo articolo di Elizabeth Pennisi afferma che le analisi genetiche e i confronti eseguiti dai biologi darwinisti per gettare luce sull’“albero della vita” portavano in realtà risultati direttamente opposti e va oltre dicendo che “nuovi dati stanno infangando il quadro evoluzionista”:

Un anno fa, i biologi che cercavano nuove sequenze di genomi da più di una dozzina di microorganismi pensarono che questi dati potevano supportare le linee dello sviluppo accettate della più antica storia della vita. Ma quello che videro li confuse. Il confronto tra i genomi allora disponibili non solo non chiarì il quadro di come i maggiori gruppi si erano evoluti, ma lo confusero. E ora, con altre otto sequenze microbiche a disposizione, la situazione è diventata ancora più confusa... Molti biologi evoluzionisti avevano pensato di non poter sommariamente vedere gli inizi dei tre regni della vita... Quando le sequenze complete del DNA aprirono la strada verso il confronto con altri tipi di geni, i ricercatori si aspettavano che essi avrebbero semplicemente aggiunto dettagli a questo albero. Ma “niente poteva essere più lontano dalla verità”, dice Claire Fraser, capo dell’Institute for Genomic Research (TIGR) in Rockville, Maryland. Invece, i confronti avevano fornito molte versioni dell’albero della vita che differiscono dall’albero rRNA e sono anche in conflitto tra di loro...268

In breve, man mano che la biologia molecolare va avanti, il concetto di omologia perde sempre più terreno. I confronti che sono stati fatti su proteine, rRNA e geni rivelano che creature che si dice siano stretti parenti secondo la teoria dell'evoluzione, sono in realtà del tutto distinte l'una dall'altra. Uno studio del 1996, che usava 88 sequenze proteiche, mise assieme i conigli con i primati invece che con i roditori; un’analisi del 1998 di 13 geni in 19 specie animali mise i ricci di mare tra i cordati; e un altro studio del 1998 basato su 12 proteine mise le mucche più vicine alle balene che ai cavalli.

Man mano che si indaga sulla vita su base molecolare, le ipotesi dell’omologia della teoria dell’evoluzione crollano una ad una. Il biologo molecolare Jonathan Wells sintetizza così la situazione nel 2000:

Le incoerenze tra alberi basati su molecole diverse, e gli alber i bizzarri che risultano da alcune analisi molecolari, hanno messo in crisi la filogenia molecolare.269
DNA

Ma in tal caso, che tipo di spiegazione scientifica può essere data per strutture simili negli esseri viventi? La risposta che fu data alla domanda prima della teoria dell’evoluzione di Darwin giunse a dominare il mondo della scienza. Scienziati come Carl Linnaeus e Richard Owen, che per primi sollevarono la questione di organi simili nelle creature viventi, videro questi organi come esempi di "creazione comune". In altre parole, organi o geni simili si somigliano non perché si sono evoluti per caso da un antenato comune, ma perché sono stati creati per svolgere una particolare funzione.

Le moderne scoperte scientifiche dimostrano che l’affermazione che le somiglianze negli esseri viventi sono dovute alla discesa da un “antenato comune” non è valida, e che la sola spiegazione razionale per tali somiglianze è la “creazione comune”.

 

NOTES

246 Frank Salisbury, "Doubts About the Modern Synthetic Theory of Evolution," American Biology Teacher, September 1971, p. 338. (emphasis added)

247 Dean H. Kenyon, Percival Davis, Of Pandas and People: The Central Question of Biological Origins, Haughton Publishing, Dallas, 1993, p. 33.

248 Dean H. Kenyon, Percival Davis, Of Pandas and People: The Central Question of Biological Origins, Haughton Publishing, Dallas, 1993, p. 117.

249 Michael Denton, Evolution: A Theory in Crisis, Burnett Books, London, 1985, p. 145.

250 Gavin De Beer, Homology: An Unsolved Problem, Oxford University Press, London, 1971, p. 16.

251 Pere Alberch, "Problems with the Interpretation of Developmental Sequences," Systematic Zoology, 1985, vol. 34 (1), pp. 46-58.

252 Raff, Rudolf A., The Shape of Life: Genes, Development, and the Evolution of Animal Form, The University of Chicago Press, Chicago, 1996.

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254 Michael Denton, Evolution: A Theory in Crisis, Adler & Adler, Bethesda, MA, 1985, pp. 151, 154. (emphasis added)

255 William Fix, The Bone Peddlers: Selling Evolution, Macmillan Publishing Co., New York, 1984, p. 189. (emphasis added)

256 Karen Hopkin, "The Greatest Apes," New Scientist, vol. 62, issue 2186, 15 May 1999, p. 27.

257 Theodosius Dobzhansky, Genetics of the Evolutionary Process, Columbia University Press, New York & London, 1970, pp. 17-18.

258 Pierre Paul Grassé, Evolution of Living Organisms, Academic Press, New York, 1977, p. 194.

259 Mike Benton, "Is a Dog More Like Lizard or a Chicken?," New Scientist, vol. 103, August 16, 1984, p. 19. (emphasis added)

260 Paul Erbrich, "On the Probability of the Emergence of a Protein with a Particular Function," Acta Biotheoretica, vol. 34, 1985, p. 53.

261 Christian Schwabe, "On the Validity of Molecular Evolution," Trends in Biochemical Sciences, vol. 11, July 1986, p. 280. (emphasis added)

262 Christian Schwabe, "Theoretical Limitations of Molecular Phylogenetics and the Evolution of Relaxins," Comparative Biochemical Physiology, vol. 107B, 1974, pp.171-172. (emphasis added)

263 Christian Schwabe and Gregory W. Warr, "A Polyphyletic View of Evolution," Perspectives in Biology and Medicine, vol. 27, Spring 1984, p. 473. (emphasis added)

264 Michael Denton, Evolution: A Theory in Crisis, Burnett Books, London, 1985, pp. 290-291. (emphasis added)

265 Hervé Philippe and Patrick Forterre, "The Rooting of the Universal Tree of Life is Not Reliable," Journal of Molecular Evolution, vol 49, 1999, p. 510.

266 James Lake, Ravi Jain ve Maria Rivera, "Mix and Match in the Tree of Life," Science, vol. 283, 1999, p. 2027.

267 Carl Woese, "The Universel Ancestor," Proceedings of the National Academy of Sciences, USA, 95, (1998) p. 6854.

268 Elizabeth Pennisi, "Is It Time to Uproot the Tree of Life?" Science, vol. 284, no. 5418, 21 May 1999, p. 1305.

269 Jonathan Wells, Icons of Evolution, Regnery Publishing, 2000, p. 51.

 

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